La buona notizia è che questa volta c’è stato un vero confronto tra Pd e M5S, con posizioni costruttive da ambedue le parti, non solo un soliloquio arrabbiato. Un confronto abbastanza serrato, molto tattico, se vogliamo, ma avvenuto tra due forze che per la prima volta cercano di essere amiche, dopo oltre un anno vissuto in un crescendo di tensione. Le due “squadre” hanno marcato il territorio, come era naturale e hanno cercato di cogliere i punti di contatto, dove creare affinità. Il risultato definitivo di oggi lo vedremo tra qualche mese, ma i primi segnali li riceveremo già nei prossimi giorni. 

Il Pd la mossa l’ha fatta, con una legge elettorale provata alla Camera e pronta per il Senato, ha accettato di parlare di un disegno diverso. Tocca al Movimento 5 Stelle ora, decidere su cosa può accettare il confronto e su cosa no, consapevoli del fatto che il disegno finale non potrà essere identico a quello con cui sono arrivati al confronto di oggi. A prescindere dalle considerazioni di ciascuno sull’Italicum, nessuno può oggettivamente discutere il passo del Pd. Il nostro partito ha doppiato il M5S alle ultime elezioni, ha già un accordo di massima con le altre forze per la legge elettorale e le riforme costituzionali, potrebbe legittimamente perseguire il percorso iniziato, ma, come ha detto Renzi “le regole si scrivono assieme”, non senza dunque il secondo partito d’Italia. Il M5S ha riconosciuto la legittimità del Governo, tramite il blog di Beppe Grillo, ora deve riconoscere l’importanza dei tempi d’azione. In questi mesi le riforme sono proseguite, il M5S se ne è chiamato fuori e, rientrando ora in partita, non può chiedere che quanto fatto finora sia messo da parte e si ricominci da capo. Le premesse quindi, sono buone, ma gli sviluppi dovranno confermarle. 

Per il momento prendiamoci quanto di buono. Gli elettori hanno ben definito le posizioni delle due forze e hanno premiato la volontà del Governo di procedere in una direzione (con buona pace delle belle citazioni dei vinai aretini). Entrambe le forze si sono riconosciute come legittime e ora hanno aderito ad un progetto di confronto sulla legge elettorale. Il confronto di oggi è stato politico, per imparare a parlare un linguaggio comune, ora la parola passerà a questioni più tecniche per sperare in un disegno comune, senza dimenticare che in Parlamento risiedono altre forze, che pur nei loro limiti di dimensione e di etica (elemento, comunque, sempre soggettivo), rappresentano anch’esse milioni di Italiani. Le regole si scrivono assieme, a tutti.