ruralità-urbanaCon un po’ di note torno sul tema della ruralità urbana che, insieme a quello dell’abbandono di spazi aperti ed edifici, e qualche altro che vorrei toccare nei prossimi post, mi sembra vada a delineare una serie di possibilità concrete di trasformazione dell’abitare nei prossimi anni.

L’agricoltura è una parte importante della ruralità urbana, ma pur solo una componente.

Del resto l’agricoltura urbana si può dire che sia sempre esistita; da quando la città esiste.

Pensare la ruralità urbana non significa immaginare una città dagli spazi aperti riempiti di prati in fiore e orticelli; non è l’idea di una città bucolica.

Considerata negli aspetti di superficie può essere una moda.

Considerata progettualmente può essere uno degli strumenti di una “grande opera” (fatta di tante “piccole opere”) certamente urgente: la riparazione dei paesaggi.

Non è voglia di ritorno al passato, anche se tener conto di certi aspetti del nostro passato recente di paese ad economia rurale può servire ad immaginare un futuro come proiezione della storia delle nostre culture.

Non è solo terra sui suoli urbani ma anche nuovi manufatti.

È uno dei modi di dare nuove forme ed usi ad edifici e spazi abbandonati.

Non si rifa ad ideologie antiurbane, ma prova ad immaginare scenari nuovi per alcune parti urbane con adeguate caratteristiche dove, sullo sfondo del verde coltivato -magari quello variegato e rapsodico della permacultura– di orti e campi si inseriscono, su reti di strade senza auto, edifici di servizio di piccola scala: asili, uffici postali, playground, spazi per gli anziani, per lo sport e il tempo libero, e per esperimenti complessi di creatività sociale (come Proteus Gowanus) e condivisione di saperi tecnici e pratici (per gruppi tipo i Fixers Collective), ludoteche, biblioteche, bar… ma anche attività produttive pulite, di piccola e media dimensione.

O ancora nuovi modelli insediativi, tipo quelli definiti, negli Stati Uniti, “Agrihood”: quartieri residenziali urbani che si sviluppano intorno ad una fattoria che fornisce cibo fresco di qualità “a chilometri zero”.

Insomma, aree urbane vivificate dalla presenza della terra coltivata ovvero aree rurali integrate da attività tipiche della città moderna.

Le arti visive possono esserne una componente significativa.

La ruralità urbana si contamina con l’arte contemporanea creando nuove situazioni, occasioni ed esperienze per i cittadini (Fallen Fruits).

L’introduzione di piante, alberi e i loro frutti: il vivente come risultato della cura umana contribuisce a creare nuove atmosfere in città.

La ruralità urbana è un carattere che certe parti della città contemporanea possono assumere; non è il progetto di un’immagine, ma un insieme di trasformazioni che auspicabilmente potranno interessare, in un futuro molto prossimo, le città per fronteggiarne il degrado, in primo luogo, quello determinato da aree ed edifici in abbandono.

Non una città di mulini più o meno colorati e spazi da “c’era una volta”, ma una città che prende forme nuove grazie all’interazione di architettura, public art, scienze agrarie e della natura, disegno urbano, tecnologie avanzate, amore per la terra…

L’organizzazione degli spazi della ruralità urbana può guardare alle ricerche contemporanee dell’“architettura a volume zero”, alle esperienze progettuali e alle ricerche italiane di disegno urbano della seconda metà del Novecento, e anche più indietro, all’“arte di costruire le città” del viennese Camillo Sitte.

Ruralità urbana è certamente spazi aperti, destinati a coltivazioni in sistemi di orti e piccole aziende, ma anche attività che recuperano edifici in stato di abbandono destinandoli, per esempio, alla produzione di cibi freschi di alta qualità (The Plant).

Una città che sceglie di arricchire i propri paesaggi con l’introduzione di caratteri rurali è una città che ha già scelto un percorso di risanamento dell’aria, delle acque, dei suoli.

La ruralità urbana può interessare solo a chi vuole immaginare una città futura diversa nelle condizione dell’abitare, nelle atmosfere, nei paesaggi; diversa da quella attuale. È, in primo luogo, una possibilità da indagare.

Il Parco Agricolo Sud Milano è un’esperienza concreta di grande interesse, con una sua una scala e delle specificità proprie. Per il resto da noi, a parte gli orti urbani, non ci sono ancora molte realizzazioni significative di spazi di ruralità urbana nel senso che ho cercato di definire qui (e per questo i link segnalati rimandano ad esperienze interessanti in corso negli Stati Uniti): sono una possibilità dell’abitare futuro, bisogna provare ad immaginarli.

È una serie di processi di tipo economico, culturale, sociale da attivare.

Le forme concrete che la ruralità assume nello spazio fisico della città sono e possono essere variegate, impreviste, anche mai viste prima.