HiIlary Rodham ClintonPare che Hillary Clinton e famigliola, quando nel 2001 sono usciti dalla Casa Bianca, fossero spiantati, a cocci, in bianco come l’arzilla. L’ha dichiarato proprio l’ex first lady in un’intervista con Diane Sawyer della Abc in occasione della presentazione del suo nuovo libro “Hard Choices” (Scelte difficili).

La Clinton stava difendendo le enormi cifre (decine di milioni dollari) che lei e suo marito hanno guadagnato facendo discorsi in giro dopo la presidenza, quando evidentemente ha deciso di accendere l’interruttore della campagna elettorale affermando che la coppia era “non solo in bancarotta, ma addirittura piena di debiti” quando il mandato di Bill Clinton si è concluso. La frase ovviamente ha scatenato l’inferno che voleva scatenare, nel giro di pochi minuti sono uscite decine di articoli e commenti irritati, “dead broke” “in bancarotta?” Che cosa? Una ricca che parla di sforzi e sofferenze? Ma è impazzita? Io quel giorno stavo scrivendo come faccio ogni tanto nella lobby dell’Ace hotel e, guardando distrattamente gli schermi degli altri computer intorno a me, li ho visti piano piano infarcirsi di qualche faccione di Hillary, di gallerie fotografiche della love story di lei con Bill, di recensioni ironiche alle sue acconciature nel corso degli anni. Appena ventiquattr’ore dopo, è arrivata la dovuta precisazione durante un’altra intervista televisiva sempre per promuovere il libro, stavolta a Good Morning America: la Clinton ha detto di rendersi conto benissimo che lei e Bill sono stati benedetti dalla fortuna, ma in fondo hanno lavorato duramente per tutto ciò che hanno ottenuto, hanno anche avuto debiti quando erano studenti, insomma hanno attraversato anche loro le stesse sfide che molte americani stanno affrontando in questo momento.

Intanto, mentre tutto queste scemenze preparano il fuocherello, il nuovo libro, a differenza di quelli passati – che erano perlopiù incentrati sull’accusare gli avversari politici dei fallimenti del marito –  risulta essere un lavoro sottile, finemente calibrato. Ha proprio l’aria di un documento creato per attestare l’ampia esperienza della Clinton nella sicurezza nazionale e in politica estera, ma allo stesso tempo mantenendo tutte le sue opzioni politiche aperte: un ottimo punto di partenza per la sua candidatura alle elezioni del 2016.

Insomma, evviva, con la notizia di Hillary barbona è ufficialmente ripartita la solita questione delle presidenziali americane, solo che stavolta lo staff tecnico della campagna, la cosiddetta “macchina da guerra” della Clinton, se l’è forse un po’ troppo spassata. Me li vedo proprio a tavolino con le zampe appoggiate sul tavolo, senza scarpe, perché gli americani appena possono amano liberare i piedi: “dobbiamo fa’ il botto, che gli famo di’ a Hillary? Dev’essere una cosa proprio assurda, senza senso, una cosa che quando la dice manco lei ci crede, che le deve proprio tremare la palpebra, una cosa incredibile tipo che Hillary Clinton è povera!” Ok, ma se poi i repubblicani si chiedessero la cosa più scontata? E cioè, se una ex First Lady e ex segretario di stato del governo Obama dichiara pubblicamente che lei e suo marito, appena usciti dalla Casa Bianca, erano in bancarotta e coperti di debiti, come può sperare che la gente creda che una volta diventata presidente riesca occuparsi della già disperata situazione finanziaria degli Stati Uniti? Be’, non può essere che se la sono spassata così tanto da non prevederlo. Probabilmente Hillary e la sua “macchina da guerra” stanno lì che non aspettano altro.