La riforma del Senato voluta da Matteo Renzi è caratterizzata da quattro “i”: Inutilità, Inciucio, Immunità, Incapacità. E’ una riforma scritta male e concepita peggio, che serve solo a soddisfare il sogno di Renzi: poter dire a familiari ed amici che “io ho abolito il Senato”. 

1)”Inutilità”. E’ una riforma che non serve a niente. Il Senato non viene abolito, ma solo reso pressoché inutile. Il risparmio è minimo e il rischio di “assolutismo” massimo. Non esistono contrappesi democratici e la legge elettorale amplifica le preoccupazioni. Non è abolito il Senato, ma le elezioni per eleggerlo; il “nuovo” Senato sarà nominato dai partiti, fatto perlopiù da inquisiti (garantiti da immunità), non potrà sfiduciare il governo e verrà espropriato del potere legislativo (a parte le leggi costituzionali). 

2)”Inciucio”. Per quanto ora il Pd possa dialogare con il Movimento 5 Stelle, la via maestra resta Verdini. Il Pd, che continua a volersi chiamare “Democratico”, preferisce dunque condannati e piduisti a forze odiabili quanto si vuole ma certo oneste. La larga intesa, ovviamente, non riguarda solo Pd e Forza Italia ma anche tutte le altre frattaglie parlamentari, da Sciolta Civica ai due o tre alfaniani avvistati sul Pianeta Terra. Un Parlamento di nominati, eletto con una legge incostituzionale, si diverte allegramente a sventrare la Costituzione italiana: da Calamandrei a Gasparri, con buona pace di Darwin e dell’evoluzionismo. Di buona parte della cosiddetta “opposizione” non v’è traccia. Sel è troppo impegnata a frignare per la Spinelli che ha rubato lo scranno europarlamentare a tal Furfaro (chi?) e a correre in soccorso del vincitore capeggiata da Migliore (il cui cognome è un’ulteriore prova di incoerenza). C’è poi la Fronda Don Abbondio, costituita dai Mineo e dalle Puppato, che “si costerna si indigna si impegna e poi getta la spugna con gran dignità” (cit). L’unica opposizione reale, volenti o nolenti, sono i 5 Stelle. Siam sempre lì.

3)”Immunità” (ma anche “Impunità”). Il teatrino di queste ore sulla immunità “a loro insaputa” è sconfortante. Nessuno la voleva, però c’è. Non la voleva il Pacioccone Mannaro Renzi, non la voleva Karina Huff Boschi, non la voleva Milady Finocchiaro. Però c’è. Il “nuovo” Senato concepito da Renzi sarebbe composto da 21 sindaci, 74 consiglieri regionali e 5 nominati dal Capo dello Stato. Ridotto a dopolavoro per inquisiti (17 Consigli Regionali sono sotto inchiesta), il “nuovo” Senato alla francese – ma più che altro ad minchiam – vedrebbe sfilare neanche troppo ipoteticamente figuri ameni tipo Fiorito e Minetti, Barracciu e Ippazio Stefano, Cota e Formigoni, Del Basso De Caro e Lombardo. Tutta gente che nei Consigli Regionali c’è o c’è stata. Il fior fiore della politica italiana. Vamos.

4) “Incompetenza”. Di questa Armata Brancaleone renziana colpisce – e fa paura – l’ambizione direttamente proporzionale all’incapacità quasi sempre smisurata. Pur di soddisfare il loro Dio Renzi, sarebbero perfino disposti a credersi politici per davvero. Ne è prova più evidente il ministro (chiedo scusa se la chiamo ministro) Karina Huff Boschi, che di fronte alla grana immunità ha provato a dire che lei non ne sapeva nulla. Peccato che Calderoli e Finocchiaro l’abbiano pubblicamente sbugiardata: la sua bozza era un colabrodo (toh, che strano) e loro l’hanno riempita – immunità compresa – d’intesa con gli altri partiti della maggioranza. Il governo l’ha letta e approvata due volte. La Boschi, di questa Riforma, dovrebbe essere titolare (poveri noi). In questi giorni, e una volta di più, ha denotato se va bene inadeguatezza titanica e se va male una assai poco gradevole propensione alla bugia. Non è in grado di fare il Ministro, non ne ha competenze e capacità: si dimetta. Per il bene degli italiani, ma anche per il bene della povera Maria Elena, che oggettivamente non merita una tale gogna continua e sistematica.

P.S. Volendo ci starebbe anche una quinta “i”, “Indecenza”, ma oggi mi sento buono.