Mobilitazione di Medici Senza Frontiere in favore dei farmaci genericCazzimma è un’espressione napoletana, diffusa soprattutto nel lessico giovanile campano e utilizzata, secondo il Dizionario storico dei gerghi italiani (Milano, Mondadori, 1991, p. 89) di Ernesto Ferrero, per indicare un insieme e un intreccio di atteggiamenti negativi: “autorità, malvagità, avarizia, pignoleria, grettezza”. Una tale definizione è certamente troppo generica, tuttavia il dizionario di Ferrero ha il merito di fornire una rara testimonianza lessicografica della voce cazzimma che, invece, non è registrata dai maggiori dizionari dialettali napoletani, i quali potrebbero averla tabuizzata perché sentita come volgare.

In effetti la cazzimma è innanzitutto la ‘furbizia opportunistica‘, e colui che tiene la cazzimma è propriamente un individuo furbo, scaltro, sicuro di sé, è il dritto che sa cavarsela, anche se ciò comporta scavalcare gli altri.

In conclusione: cazzimma è un termine dialettale napoletano che, da un probabile precedente significato letterale di ambito fisiologico, a partire dagli anni Cinquanta del secolo scorso è passato ad indicare, per traslato, un atteggiamento opportunistico o prevaricante, sempre e comunque mirato a danneggiare, a coartare o a sopraffare gli altri.”

Questo neologismo napoletano a me sembra perfetto, oggi, anche per indicare tutta quella schiera di cosiddetti “farmaci intelligenti” che “usano” (anziché venire usati) “medici innovativi ma non intelligenti” soprattutto in Oncologia, di fatto danneggiando il Sistema Sanitario Nazionale, che continua a non fare valida ricerca in Farmacoeconomia come primo “end point” di studi clinici.

Negli ultimi anni sono stai immessi sul mercato ed utilizzati a costi eccezionalmente elevati a carico del Ssn pubblico, farmaci innovativi ad incerto o modesto rapporto costo/efficacia, determinando il tracollo dei bilanci delle aziende ospedaliere, specie quelle a prevalente od esclusivo impegno oncologico.

Sono i “Cazzimmumabs”, “farmaci intelligenti” si, ma soprattutto furbi, prevaricatori, bravissimi a utilizzare tutte le falle del sistema dei non controlli pubblici italiani sulla reale efficacia terapeutica dei prodotti innovativi sotto brevetto introdotti dalla ditte Farmaceutiche private.

Le ditte farmaceutiche private sono sempre prontissime a pretendere immediati inserimenti in clinica di farmaci a costi eccezionali e a dosi massimali per “curare” i tumori, e magari poi “dimenticano” che quegli stessi farmaci, a dosi bassissime e a costi decisamente irrisori, possono avere ben diversa ed eccezionale valenza terapeutica in altre patologie.

Magari, le ditte semplicemente “dimenticano” di chiedere la autorizzazione a scopo terapeutico per quella patologia non considerata remunerativa: vedi caso “bevacizumab” e suo utilizzo in Oncologia e in Oculistica.

Del caso se ne sta occupando la magistratura e, finalmente con decisione, anche le autorità regolatorie centralizzate del mercato dei farmaci in Italia (Aifa e il Ministero della Salute, ma, in napoletano, lingua universalmente compresa, possiamo già affermare che, e  per molti anni, per questo prodotto le ditte si sono comportate magari secondo legge, ma anche con tanta, tanta “cazzimma”.

Ben venga quindi questo nuovo neologismo, a stigmatizzare, anche sul piano della opinione pubblica, prodotti farmaceutici e comportamenti di certo non eticamente perfetti e finalizzati ad un eccezionale profitto individuale, ma che ormai mette a gravissimo rischio l’equilibrio gestionale complessivo del sistema salute, specie in Oncologia.

L’ultimo congresso Asco, appena concluso negli Usa, certifica che, negli Usa, l’uso equilibrato e secondo criteri di farmacoeconomia e farmacosofia dei farmaci innovativi biomolecolari (farmaci tipo recettore anticorpo = moabs) è oggi il principale problema da affrontare in Oncologia.

Si deve evitare che un uso magari non scorretto, ma con “cazzimma”, di questi farmaci “intelligenti” ad altissimo costo ma incerta efficacia clinica, possa mettere a rischio le sempre più scarse risorse economiche, sia nei sistemi sanitari a prevalente sanità privata (Usa) che in quelli a prevalente sanità pubblica (Italia).

Speriamo sempre nella ricerca e nella immissione in clinica di farmaci innovativi, ma questi farmaci devono essere ben valutati innanzitutto nel loro rapporto costo/efficacia e dobbiamo ottenere che siano bene usati da “medici intelligenti”.

Sono sempre gli uomini a dovere dimostrare di essere “intelligenti” ed etici, mai gli oggetti, e ciò vale per i farmaci come per le bombe in guerra.

Se vogliamo realmente salvare il Sistema Sanitario Nazionale Pubblico, è giunta l’ora di smetterla di usare “farmaci intelligenti”, anzi  meglio “cazzimmosi”, privi di adeguato rapporto costo/efficacia, da parte di “Medici innovativi”, magari per fare carriera supportati dalle Case Farmaceutiche come “opinion leaders”, ma non certo garanti e custodi dell’equilibrio gestionale del Sistema Sanitario Nazionale pubblico, comunque loro datore di lavoro, ma ormai prossimo al fallimento.