I pm la definiscono “una mediazione strana”, legata al più importante appalto di Expo 2015, la “Piastra”, cioè la spianata lunga oltre due chilometri sulla quale sorgerà la cittadella espositiva, un contratto del valore di 165 milioni di euro. La “mediazione strana” da ben 3 milioni e 100 mila euro emerge dai verbali del grande accusatore del Sistema Mose, Piergiorgio Baita, ex presidente di Mantovani Costruzioni. I 3 milioni 100mila euro sono stati pagati da Mantovani a un broker casertano, il quale aveva il compito di reperire sul mercato una compagnia assicurativa in grado di emettere una fideiussione a copertura di 52 milioni di euro necessari per l’appalto della Piastra. Si tratta del famoso “ricatto” della quale la Mantovani sarebbe stata vittima dopo aver vinto, con notevole ribasso, la gara per la piastra dell’Expo. Ora risulta che la compagnia che fece la fideiussione appartiene allo stesso broker incaricato di trovare la compagnia.

Il dettaglio della cifra non sfugge agli investigatori veneziani (la carta è stata poi trasmessa anche in procura a Milano). Il documento porta la data del 23 luglio 2012 e porta una firma, una sigla incomprensibile. Quel giorno la Mantovani chiede formalmente ad Agostino Raffaele Luongo, casertano titolare della Data Management Ltd di Londra, di reperire nel mercato una compagnia assicurativa idonea a coprire quella fideiussione aggiuntiva richiesta a Milano.

Poco dopo Luongo presenta il risultato: la compagnia scelta per assicurare 52milioni di euro di lavori è la Hill Insurance, con sede a Gibilterra. Ma la Hill Insurance appartiene allo stesso Luongo. In pratica il casertano Luongo viene pagato 3milioni e 100mila euro per dire a Mantovani che la miglior compagnia sul mercato è la sua.

Un mese dopo l’Isvap, ente che vigila sulle compagnie assicurative, fa girare un comunicato in cui dice. “Il 20 agosto 2012, in seguito a comunicazioni da Gibilterra, viene emesso un provvedimento di divieto (da parte della Hill ndr) di assumere nuovi affari anche nella Repubblica Italiana”. Il 20 ottobre 2012 Mantovani deve scegliere un’altra compagnia assicurativa, la Reale Mutua assicurazione.

Raffaele Luongo e i soci di Hill Ciro Visone e Anna Maria Calcagni sono stati da poco denunciati per associazione a delinquere finalizzata alla truffa. Ma che la Hill non fosse del tutto affidabile se ne erano accorti anche i vertici dell’azienda ospedaliera di Padova, che nel 2011 avevano indetto un bando per l’assicurazione degli ospedali, al quale si presentò anche Hill Insurance. La cosa apparve strana ai vertici dell’ospedale, perché quella compagnia era del tutto sconosciuta. Tanto che la questione venne segnalata alla procura di Padova attraverso un esposto. Mantovani, dopo il crac di Hill, chiede i danni e fa una nuova fideiussione, questa volta con Reale Mutua. Lo dice lo stesso Baita durante gli interrogatori del 27 maggio 2013, ammettendo il pagamento di quella commissione pur riducendo l’importo a un milione e mezzo di euro.

IL VERBALE DI BAITA. “Domanda: Per quanto riguarda invece la piastra dell’Expo, avete pagato qualcosa a Milano?

Risposta: Nessuno.

Domanda: A noi risulta però di una mediazione assai strana pagata per un contratto assicurativo all’estero.

Risposta: No, no, guardi, dottore, le assicuro…

Domanda: Nel senso che ci ha stupito il fatto che voi siate dovuti ricorrere per una cifra assolutamente sembra…

Risposta: Glielo spiego, sì, un milione e mezzo.

Domanda: Sì, anche di più, a un broker sconosciuto, fallito…

Risposta: No, non è sconosciuto, scusi. Lo so che la nostra vincita all’Expo ha scosso tutto l’ambiente milanese, perché noi abbiamo vinto ma non dovevamo vincere noi, c’era un altro che doveva vincere, che è quello che è arrivato secondo con 20 punti di ribasso di meno, bastava… cioè noi lì abbiamo proprio vinto perché eravamo fuori del mazzo, facendo il nostro ribasso abbiamo vinto. Qual è stato il problema? Che per darci il lavoro, perché hanno cercato Infrastrutture Lombarde, il governatore Formigoni ci odiava, ha fatto una dichiarazione di fuoco il giorno dopo che avevamo vinto, per darci lavoro ci hanno chiamato Infrastrutture Lombarde e ci hanno detto che se volevamo il lavoro dovevamo raddoppiare la fideiussione. L’unica assicurazione che ci raddoppiava la fideiussione era questa di Gibilterra, ma non è sconosciuta, perché alla gara dove hanno partecipato in nove ben tre imprese si erano avvalse della stessa assicurazione. Quella è una somma che abbiamo pagato, è fallita, abbiamo dovuto ridare una fideiussione con la Reale Mutua, ma, non solo non c’è arrivata una lira, ci abbiamo rimesso un milione e mezzo. Proprio lì non abbiamo .. Il broker ci ha dato questa indicazione, ma pur essendo comune in tutte le società di brokeraggio, c’è retrocessione dei soldi, tutte. Ma c’è retrocessione dei soldi a buon esito. Ora la fideiussione indicata dal broker non è andata a buon esito, perché il committente Expo ce l’ha rifiutata. Quindi ..”

Carmine Damiano, attuale presidente di Mantovani, al quale abbiamo chiesto spiegazioni, ha detto che “Mantovani non ha mai contattato la ditta e non ha mai riconosciuto a titolo di importo la consulenza al signor Agostino Raffaele Luongo”. E ha aggiunto inoltre: “A onor di cronaca l’importo richiamato è molto vicino a quando corrisposto da Mantovani come premio per il rilascio delle polizze”, aggiungendo inoltre che nessuno, prima della comunicazione dell’Isvap, poteva sapere che la compagnia non navigava in buone acque.