Panico tra i venti-cinquantenni italiani: dopo la dichiarazione di Sting di non lasciare neanche un penny ai suoi sei figli (“devono lavorare”), le generazioni che oggi vivono a scrocco sulle spalle dei genitori ormai ultraottantenni tremano come non è mai accaduto dopo l’annuncio delle migliori (cioè mirate a nuovi tagli) riforme. Già. Perché i “giovani” italiani, quelli ormai passati dal lavoro precario alla partita Iva e poi – magari –  dalla partita Iva all’incapienza potranno anche aver perso la fiducia nella politica, aver smesso di votare, essere certi che nessun governo potrà mai assottigliare il divario generazionale allegramente creato negli anni delle pensioni d’oro prima e delle riforme sul lavoro poi.

Ma nei loro cuori alberga ancora l’unica speranza: quella del bonifico mensile per pagare le rate dell’assicurazione del padre pensionato da una vita, curato con dosi massicce di vitamine e immunostimolanti perché viva il più possibile (magari all’infinito). O quella del pezzo da cinquanta euro che la vecchia zia lascia ogni volta che la si va a trovare sotto il piatto della zuppa che sempre prepara, d’inverno o d’estate, ma che si mangia volentieri perché è un pasto caldo e anzi a volte ci scappano anche gli avanzi delle fettine – che costano care – per la sera. 

Ma il faro che illumina di luce la vita dei vecchi precari di oggi è sorattutto lei: l’eredità. Pare che di notte quelli che l’Istat ormai considera alla soglia della pensione, e che ancora non hanno un lavoro fisso, sognino il giorno in cui prenderanno possesso di quell’appartamentino in cui vive la madre, certo un po’ periferico, ma luminoso e a più vani, mille euro forse ci si ricavano. Oppure immaginino, specie durante le fasi rem, quelle in cui le speranze si fanno più vivide, la morte indolore ma rapida di quella sorella della nonna senza né figli né nipoti diretti che potrebbe lasciare loro l’antica villa nel centro cittadino. Che già immaginano metà finalmente occupata da se stessi, questa volta non abusivamente, metà affittata per avere l’agognata rendita, e se anche fossero una dozzina di immigrati va bene lo stesso. 

Insomma per l’ex generazione mille euro, oggi cinquecento e domani chissà, se la Sting-philosophy dovesse diffondersi nello stivale sarebbe la catastrofe, anche se i primi segnali ci sono tutti, basti pensare all’aumento delle vendite di nude proprietà che i vecchietti, fattisi furbi, cominciano a praticare sempre di più. Al di là dei timori di quelli che un tempo furono co.co.co, privare il pargolo magari cinquantenne del malloppo è un bene o un male? Si dice che la fame aumenta l’ingegno, e aiuti a darsi una mossa, cosa di cui le generazioni-parassite del nostro tempo avrebbero forse bisogno.

Ma per chi governa gli effetti potrebbero non essere dei migliori. Perché, distolto il cuore dal futuro appartamento e dal bonifico paterno, il giovane potrebbe vedere realmente ciò che lo aspetta. E a quel punto non avrebbe molte chance. O convogliare su Roma e unirsi agli altri homeless che da giorni vivono a Santa Maria Maggiore, visto che per avere una casa popolare passano in media quindici anni e non esiste nessuna forma di reddito minimo per chi il lavoro non ce l’ha.

Oppure, visualizzato il proprio futuro – quello che l’Inps non racconta – fatto di una trentina di anni di vecchiaia passati con un reddito di cinquecento euro al mese, optare più concretamente potrebbe optare l’altra scelta: fare – finalmente – la rivoluzione. Ma senza imbracciare i fucili, non sia mai che per sbaglio si colpiscano i titolari di pensione. Che, almeno finché non optino per la nuda proprietà, vanno preservati fino al decesso, e possibilmente anche dopo. Chiudendoli in freezer ed evitando di denunciarne la scomparsa, che io come vivo senza la pensione di papà?