L’ex senatore Pdl Luigi Grillo resta in carcere. “Può ancora ‘manipolare’ gli appalti dato che nella sua pluriennale attività ha stretto proficui rapporti con numerose aziende che operano per il settore pubblico e con le aziende pubbliche in grado di affidare servizi di interesse locale o nazionale per importi particolarmente rilevanti”. Lo scrive il Tribunale del Riesame di Milano nelle motivazioni con cui un paio di settimane fa ha respinto la richiesta di arresti domiciliari avanzata da Grillo, in carcere dallo scorso 8 maggio nell’ambito dell’inchiesta sulla cosiddetta “cupola degli appalti.

Secondo i giudici del Riesame le esigenze cautelari sono “di eccezionale rilevanza in considerazione dell’altissimo livello dell’attività di turbativa degli appalti e corruttiva che l’indagato è in grado di porre in essere, avvalendosi di sodali in grado di influenzare anche le scelte politiche, ed in considerazione della particolare complessità delle indagini e della altissima capacità manipolatoria che l’indagato è in grado di esercitare”. Il pericolo della reiterazione della condotta criminosa ha i caratteri della “concretezza ed attualità”, per cui la misura degli arresti domiciliari è “inidonea” perché consentirebbero comunque all’imputato “di relazionarsi con l’esterno, anche indirettamente attraverso i familiari ed i collaboratori”.

Nell’ordinanza di 17 pagine si sottolinea come l’ex esponente del Pdl “nel corso delle indagini ha dato prova di sapersi defilare e di evitare di essere direttamente intercettato, dispone di contatti particolarmente rilevanti in grado di influire a suo vantaggio su una prova non ancora consolidata”.