Maria Elena Boschi e Anna Finocchiaro“Affaticata dalla vita, piena di zanzare” (cit. Lucio Dalla, Ma come fanno i marinai), la marinaretta Boschi è stata praticamente denudata della verità. Un’operazione che all’interno di questo Partito Democratico risulta sempre assai difficile, dovendo condividere più anime in uno stesso corpaccione, i vecchiardi comunisti e i giovincelli di provincia animati da buonissimi propositi ma ancora a secco di vera anima politica. Per comporre l’anima buona del Partito Democratico servono più sentimenti e non solo quel cinismo produttivo e lungimirante che fa di Renzi un autentico animale politico. Per tenere insieme anima e corpo, azioni e pensieri, e arrivare felicemente alla meta delle riforme, serve soprattutto lealtà. Serve riconoscere e sostenere ciò che fanno gli altri (su tuo mandato) e quando dovesse mai scoppiare un bubbone assumersene interamente la responsabilità.

Il pateracchio immunità di queste ore non fa onore alla Boschi, come ovvio ministro di riferimento, ma non fa onore soprattutto al Presidente del Consiglio, che adesso fa il pesce in barile come non avesse mai saputo niente. Per fortuna l’incazzosissima Anna (Finocchiaro) ha deciso di togliersi il dente – evidentemente segnata da quella storiaccia del carrello all’Ikea per cui venne svillaneggiata proprio da Renzi. La presidente della commissione Affari Costituzionali del Senato ha affidato a Repubblica e al bravissimo Goffredo De Marchis la “sua” verità, che fatti i debiti riscontri, sembra proprio la verità dei fatti. E da cui emerge in maniera piuttosto evidente che sull’immunità la Finocchiaro è stata mandata allo sbaraglio e adesso che il guaio è sotto gli occhi di tutti Boschi e Renzi negano di esserne mai stati a conoscenza. È immaginabile, in un mondo appena normale, che la presidente di una Commissione, peraltro decisamente in minoranza all’interno del suo partito, possa condurre il partito dove il partito non vuole? Ma suvvia. “Cosa vogliono da me? – attacca la presidente – Vogliono dire che la Finocchiaro protegge i corrotti e i delinquenti? Ma stiamo scherzando. È questo il loro giochino? Sono disgustata. Allora racconto davvero la storia dell’immunità”.

Tutta questa storia dell’immunità anche per i consiglieri-sindaci-senatori è piuttosto complessa e la Finocchiaro aveva trovato una soluzione possibile. Che viveva su un punto fondamentale di immagine. E cioè sottrarre la decisione agli stessi senatori, far perdere all’Aula il potere di vita o di morte su un “collega”, fonte in tutti questi anni di sordidi accordi, e portarlo in un altrove istituzionalmente molto alto e terzo: una sezione della Corte Costituzionale (questo il progetto della Finocchiaro). La risposta di Renzi è stata un secco no, con la motivazione che in questo modo si ingolfava troppo il lavoro della Consulta (dal che si desume che Renzi sapeva tutto benissimo).

Ma ciò che si capisce perfettamente nel colloquio aspro della Finocchiaro con Repubblica è che quella riforma del Senato, immaginata da Boschi-Renzi e altri amici al bar, era un guscio vuoto senza nulla al suo interno. Da queste colonne lo abbiamo detto subito, concepita com’era si trattava né più né men di un simpatico bivacco bi-settimanale a spese dei contribuenti, che non aveva forma né funzioni, se non quella dichiarata alla radice di non votare la fiducia. Ma era una non-riforma irrispettosa di tutto, delle forme e, soprattutto, della sostanza. Su questo Anna Finocchiaro è persino impietosa: “Noi il Senato lo abbiamo ridisegnato. Il Senato del governo era completamente diverso. Non aveva le stesse funzioni, le stesse competenze…”. Insomma, non aveva.

E quando con una punta di malizia De Marchis le chiede: “Sta dicendo che il ddl Boschi era un guscio vuoto, quindi era normale che non ci fosse lo scudo?”, risponde secca: “Lasciamo perdere. Questo lo dice lei”.

Questa mancanza di coraggio del governo Renzi nel sostenere ciò che viene considerato da parte dei cittadini un insopportabile privilegio è il segno grave di una fragilità di fondo. Renzi va avanti per via demagogica, per cui ritornare sui suoi passi quando “sente” aria cattiva intorno a sé, o è capace anche di procedere senza l’afflato popolare a patto che ci siano questioni di civiltà da portare avanti? Il tempo ci darà una risposta chiara, ma già questo passaggio è discretamente illuminante.