In questa settimana quasi tutti i miei assistiti e molti fra gli amici mi hanno posto queste domande: “ Dottore, come mai si determinano questi orribili episodi di violenza? C’è una ragione? Si può capire come mai succedono?”.

La speranza, che queste domande esprimono, è che qualcuno, un dottore, un professore, uno studioso abbia la risposta. Comprendere appieno le ragioni ci darebbe l’idea di poter agire per modificare le cause ed evitare che certi episodi si ripetano. Sperare che qualcuno conosca i meccanismi mentali che si determinano è fondamentale per non sentirsi in balia di un imponderabile che a quel punto potrebbe riguardare anche noi.

Un ragazzo sposato con un figlio che da alcuni mesi ha una relazione extra coniugale mi chiede una visita urgente per avere una rassicurazione. Cerca un esperto che lo tranquillizzi sul fatto che a lui non capiterà. Che lui è equilibrato e non perderà la testa. Un signore che ha appena acquistato un grosso SUV da settantamila euro viene fatto oggetto di strombazzate e corna da parte di un altro automobilista. Mi confessa che in quel momento avrebbe avuto voglia di travolgere l’altra automobile. Si sente impaurito per l’esplosività della rabbia provata verso questo sconosciuto.

Di fronte a queste domande e a questi racconti a me medico viene un forte desiderio di rassicurare. Di affermare che già il fatto che ne stiamo parlando stempera e razionalizza le emozioni ponendo sotto controllo l’aggressività più distruttiva.

Avrei voglia di fare una piccola lezione teoria in cui citare Freud e il suo libro: “Il disagio della civiltà” in cui mette in evidenza come le pulsioni primitive dell’uomo siano necessariamente represse nella vita sociale. Anche la lussuria, la rabbia, l’aggressività vengono schiacciate in un angolo recondito del nostro inconscio per permettere la vita sociale.

Purtroppo però sia come uomo che come studioso devo ammettere che esiste qualcosa di imponderabile che va oltre la nostra capacità di comprensione. Esiste un limite che rende ogni teoria fragile di fronte all’unicità dell’individuo, alla sua imprevedibilità e, in ultima analisi, alla sua libertà. Il mito del paradiso terrestre e del peccato originale parla proprio di questa libertà individuale espressa tragicamente nella storia di Caino e Abele.