Vanno in onda uno dopo l’altro. Sono lunghi e fantasiosi come impone la moda oggi, spesso epici e sempre ipocriti, con l’invito finale a giocare responsabilmente. Non sono passati inosservati gli spot sul gioco d’azzardo trasmessi dalla Rai durante le partite del Mondiale. Un martellamento continuo, impressionante, specie nella notte di sabato scorso, durante l’esordio degli azzurri: prima del match contro l’Inghilterra si sono contate cinque pubblicità di questo tipo in meno di cinque minuti. La legge Balduzzi le vieta nelle fasce di visione dei minori, ma di notte è liberi tutti. La sfida contro l’Inghilterra ha comunque garantito 15 milioni di pubblico. Le principali agenzie di scommesse italiane e straniere, forti dei loro fatturati miliardari, non si sono fatte scappare i grandi ascolti della Coppa e hanno investito milioni in comunicazione. Non è una novità: sono anni che le aziende del settore sponsorizzano le squadre di calcio e comprano pubblicità negli stadi, nelle emittenti e nelle riviste sportive.

Dopo il passo falso sul Cristo Redentore in viale Mazzini devono fronteggiare una nuova polemica. Si è fatto portavoce delle proteste un parlamentare del Pd, Lorenzo Basso, che ha indetto una petizione online per impedire la diffusione delle pubblicità di scommesse. In pochi giorni ha raggiunto quota 5 mila firme. Basso viene da Genova, una città che tra le prime ha sperimentato i danni del gioco e le lotte per contrastarlo. Da consigliere regionale in Liguria ha firmato la legge contro la ludopatia e ora guida il gruppo di parlamentari chiamato a formulare una riforma del settore. Un’iniziativa che procede tra mille difficoltà e ritardi. “Una norma organica in materia ancora non esiste, quindi la Rai non ha commesso alcun illecito – spiega Basso -. Ma la delega fiscale approvata a febbraio contiene nuovi criteri per contrastare l’azzardo, così come la proposta di legge che è in esame alla commissione Affari Sociali a Montecitorio. Infine, giusto un mese fa, la Commissione di vigilanza Rai ha espresso la volontà di vietare le pubblicità del gioco sui suoi canali. Il servizio pubblico non può ignorare tutto questo e porsi in contrasto con le sue funzioni e i suoi obiettivi sociali”.

La campagna di Basso è stata seguita dai deputati Mongiello, Olivierio e Anzaldi che hanno presentato un’interrogazione al ministro dello Sviluppo Federica Guidi e al ministro della Salute Beatrice Lorenzin. Chiamata in causa, la Rai ha risposto con un assordante silenzio. La petizione, diffusa tramite il portale change.org, chiede a Matteo Renzi e ai presidenti di Camera e Senato di accelerare l’iter per dare al paese un sistema di regole. “Tra le misure più importanti penso proprio al divieto di pubblicizzare il gioco, come avviene per il fumo – spiega il parlamentare -. Non è una questione di proibizionismo: le grandi case dell’azzardo sono potenti e tanta gente guadagna da questa filiera. Tramite massicce dosi di propaganda influenzano l’opinione pubblica. E’ necessario spezzare questo circolo vizioso”.

Il documento invita anche a un’opera di moral suasion nei confronti della Rai per fare sì che le prossime partite dell’Italia non siano precedute da spot “antitetici alla missione del servizio pubblico, come avvenuto con l’Inghilterra”. “So che non è semplice perché sono stati stipulati dei contratti commerciali – conclude Basso – ma serve un intervento urgente. Sono tanti i ragazzi che guardano l’Italia con passione. La nazionale di Prandelli sta contribuendo a dare un’immagine positiva al paese, non affianchiamo a essa un messaggio così sbagliato”.