Doppiamente da proteggere, perché minori, anzi bambini, e perché profughi, costretti all’esodo da scenari di guerra. La guerra e la fuga, la morte e la vita raccontate da un’infanzia ferita. E’ quella dei piccoli siriani, ospiti momentaneamente della Moschea di Catania, che parlano dell’inferno dei bombardamenti e della traversata in mare come di un gioco. “Dopo un po’ non mi hanno fatto più paura gli aerei mig e le bombe – spiega una bimba – perché le contavamo tutti insieme”. Mentre un altro bambino racconta di essersi divertito durante il viaggio (della speranza) in mare, perché “era sballottolato da una parte all’altra della stiva”  di Lema Nazeeh, Oriana Boselli e Kami Fares