Forse un nuovo sgambetto di Novartis allo Stato italiano e di sicuro un dato trascurato: il legame del gigante svizzero con le associazioni di pazienti. Sul sito internet dell’azienda alla voce “Corporate responsability” (responsabilità sociale) c’è l’elenco infinito di onlus europee che ricevono ogni anno i suoi finanziamenti. In Italia sono 115. L’associazione Diabete Italia prende quasi 98 mila euro all’anno. Il Comitato nazionale contro la meningite (“Liberi dalla meningite”) 110 mila. L’Ail (associazione italiana contro le leucemie), organizzata su base provinciale, beneficia di un credito annuale di oltre 380 mila euro. In fondo al portale web si legge “Questo sito è stato realizzato grazie al contributo di Novartis”.

Novartis sostiene economicamente una serie di iniziative, concorsi (per esempio, “Sulla strada della guarigione”), borse di studio, brochure, corsi di formazione, sostegno alle famiglie. Lo slancio di generosità di Novartis potrebbe avere secondi fini. Faccio un esempio. Il Glive  (imatinib) è il farmaco della Novartis contro la leucemia mieloide cronica. Costa 30 mila euro all’anno per paziente. Il brevetto è scaduto il 28 maggio del 2013. La Food and drug administration ha preferito prorogarlo fino a gennaio 2015. L’Ema (l’agenzia del farmaco europea) addirittura fino a marzo 2016. Intanto in Sud Corea, Canada e Israele esiste già il generico equivalente. La Novartis vorrebbe spingere il Tasigna (nilotinib) come farmaco di prima linea, finora usato nei pazienti intolleranti all’imatinib. Il Tasigna può causare ictus, infarti e trombosi negli arti, come denunciano decine di oncologi di tutto il mondo sulle riviste scientifiche più importanti, dall’American journal of hematology al Journal of the National Cancer Institute. Cosa succede quando scadrà definitivamente il brevetto? Quale farmaco decideranno di somministrare i medici iscritti all’Ail?

Di più. Dal 2010 Novartis promuove il workshop “Alleati per la salute” aperto alle maggiori associazioni di pazienti. “La formula innovativa di questi workshop – cito dal sito web – consente ai responsabili delle associazioni di condividere competenze ed esperienze e di confrontarsi con rappresentanti delle istituzioni e del mondo accademico, giornalisti ed executive di Novartis su vari temi, tra i quali il diritto all’innovazione, la farmacovigilanza, i processi decisionali nel sistema sanitario, il funzionamento del sistema a livello regionale”.

Massaggiare l’opinione pubblica, addolcire medici e pazienti, può essere pericoloso. È un po’ come se la Toyota pagasse ai 18enni il corso di scuola guida o la Barilla ci regalasse piatti di pasta nei ristoranti. Così sarò più tentata a comprarmi un’auto Toyota e al supermercato comprare gli spaghetti Barilla. Sulla salute però non è giusto lucrare.