Verba volant scripta manent, così scrissi presentando il match coi costaricani: “La vittoria con l’Inghilterra con record di possesso palla e di precisione nei passaggi non deve ingannarci. La strategia adottata era specifica per quella gara. L’Italia dovrà essere in grado anche di cambiare pelle alla bisogna, di rinunciare ad uno dei suoi play nel caso ci sia necessità di esprimere maggior velocità contro avversari che coprono meglio in campo, rispetto al modulo con 4 giocatori offensivi messo in campo dagli inglesi, e ripartono negli spazi… come la Costa Rica.”

Invece quel possesso palla ci ha ingannato. Abbiamo giocato con la spocchia di chi è superiore per blasone e non per reali meriti sportivi. Non siamo riusciti ad immergerci nel contesto di gara subendo da subito la loro aggressività e la loro organizzazione tattica. Prandelli nel postpartita ha dichiarato che “non siamo mai riusciti a trovare il terzo centrocampista”. Sarebbe stato impossibile, dato la densità delle due linee difensive predisposte dalla Costa Rica.

Quello che con gli inglesi era stato il nostro punto di forza, a distanza di sei giorni si è rilevato in nostro punto debole. Thiago Motta ha perso sempre palla, (fig 1), così come Cassano nella ripresa, entrambi pressati da tergo quando cercavano la ricezione spalle alla porta.

Italia-CostaRica-Motta-1

Mai abbiamo trovato spazio tre le loro linee. In compenso siamo andati (con Balotelli) sistematicamente in fuorigioco, ad eccezione della splendida intuizione di Pirlo a metà del primo tempo (fig. 2).

Italia-CostaRica-Balotelli-3

Non siamo riusciti a cambiare schema. Contro l’applicazione sistematica della tattica dell’offside si sarebbe dovuto giocatore sul secondo tempo di attacco, privilegiando i cambi di gioco e gli inserimenti da dietro. Ma ci sarebbero voluti interni con altre caratteristiche come Parolo ad esempio, o Marchisio stesso, ma nel suo ruolo naturale.

Invece la maggior parte degli azzurri era fuori ruolo e di conseguenza la squadra fuori partita. Anche in fase difensiva. Abbiamo preso ancora gol su una diagonale sbagliata del centrale e dell’esterno opposti (fig. 3).

Italia-CostaRica-Diagonale-2

Sono cambiati gli interpreti ma le reti di Sturridge e di Ruiz portano alla stessa conclusione: non sappiamo difendere a 4. Questo dovrebbe indurre Prandelli, per rimettere in sicurezza il reparto (come un’abitazione dopo una scossa di terremoto) nella terza gara quella decisiva contro l’Uruguay di Cavani e Suarez, a presentare la collaudata difesa a 3 juventina. Staremo a vedere.

Ultima annotazione sulla gestione del secondo tempo e sui subentrati: chi li ha visti? Mi riferisco naturalmente a Cerci, Insigne e Cassano. Non hanno azzeccato un dribbling, un cross, una combinazione. Non hanno mai tirato in porta. Sono diventati tutti improvvisamente dei brocchi? Non penso. Più logico dedurre che non servissero così tanti trequartisti per scardinare il dispositivo difensivo del Costarica. Servivano invece ali che attaccassero la profondità e un centravanti in grado di spostare i difensori centrali avversari. Non un palo come Balotelli piantato nel deserto.