Può risultare incredibilmente irritante che qualcuno ci dica, quando le cose non vanno per nulla come noi sentiamo il bisogno che vadano: “Senti, prova a spostare la tua percezione selettiva, accorgiti che, se sei qui a lamentartene, vuol dire che sei vivo e che hai energia per farlo, e quindi anche per occupartene…” oppure: “Come essere umano hai la libertà, almeno quella interpretativa, di dare un significato, o un altro, a quel che ti accade: prova a sospendere i giudizi automatici… Quale può essere un significato che ti aiuta a vedere le risorse nascoste nella situazione?”.

Diciamocelo, è un modo di fare da “grillo parlante”, che rischia davvero di venir spiaccicato alla parete. Il che mi preoccupa abbastanza: il grillo parlante sono io.

Per cui, nei miei seminari, ho imparato a essere prudente e a tenermi lontana dalle pareti, e anzi mi scuso con gli studenti: una volta allenati all’osservazione benevola della propria mente e al proprio contributo nei sistemi di esseri umani di cui facciamo parte, quel che non riusciamo più a fare è il lamentarci, un gioco sociale che diventa noioso. Quello del “dare la colpa agli altri” invece resta inizialmente abbastanza interessante, se non altro per sentirci immediatamente forti e “dalla parte del giusto”.

Ma poi ci accorgiamo che, se sono gli altri, a loro volta, a darci la colpa, ci rimaniamo male, soli e incompresi nelle nostre misconosciute buone intenzioni; per cui, se non vogliamo fare differenze e anzi trattare gli altri come fossero altri “noi-stessi”, anche il gioco del darci la colpa non ci diverte più. Di certo non serve a trovare tutti insieme soluzioni creative ai conflitti, dato che quando la mente sta sulla difensiva si concentra sul “salvare” la propria immagine di sé, combatte, appunto, non si apre a idee innovative. E a volte è così occupata a mantenere un’immagine positiva di sé che perde di vista il problema di cui cercavamo la soluzione.

Così mi prendo le mie responsabilità di grillo parlante e ho riedito il mio lavoro sulla libertà di scelta interpretativa: la libertà di accorgerci che possiamo assegnare numerosi significati a ogni cosa, che viviamo reagendo alle nostre rappresentazioni di come sono gli altri e la realtà, e quindi a nostre idee, e che possiamo osservare bene e con benevolenza anche quelle – e quelle degli altri.

La prima edizione di questo lavoro era stata edita nel 2009 da Ponte alle Grazie, col titolo La capra canta, ed è andata esaurita. Quella attuale è edita dalla casa editrice la meridiana, di Molfetta (Bari), col titolo, più esplicito, Liberi di scegliere. Nella nuova introduzione mi chiedo che senso abbia mai, nella crisi attuale, parlare di libertà di scelta interpretativa; e da bravo grillo parlante in cerca di guai mi rispondo che sì, proprio in tempi difficili ci serve: è quando le cose ci fanno il favore di andare come ci auguriamo, che non ne abbiamo alcun bisogno!

E’ possibile oggi leggere libri su internet, e “sfogliare” quelli appena usciti sulle pagine degli editori. Ecco qui la prova di lettura di Liberi di scegliere

E se sentite l’impulso di spiaccicarmi, lettori cari, bene, avete ragione!