Due ore e mezza per circa 60-70 domande di italiano e matematica: la prova più temuta da tutti gli studenti delle terze medie italiane. Anche quest’anno i test Invalsi sono andati. Per capire come, bisognerà attendere un po’. Le correzioni (abbastanza lunghe, circa mezz’ora per fascicolo, nonostante si tratti di un’operazione sostanzialmente meccanica) sono in atto in queste ore. Una piccola corsa contro il tempo per i commissari, che devono terminare entro la sera del 19 giugno. Poi si farà una media tra le valutazioni di lettere e di matematica, che sarà quella definitiva della prova Invalsi. E inciderà sul voto di licenza media in maniera determinate (per il 15%) e probabilmente negativa: “Di solito il quiz abbatte la valutazione: un po’ perché i ragazzi arrivano stanchi dopo aver sostenuto già le altre prove scritte, un po’ per il contenuto”, spiega Maria Vergara, che insegna italiano all’Istituto Comprensivo di Via Ceneda a Roma.

Come già negli anni scorsi, questa mattina gli studenti si sono trovati davanti a un fascicolo abbastanza corposo. Per l’italiano, due lunghi testi da leggere, uno di narrativa, l’altro con riferimenti più tecnici e scientifici: su ciascuno, quesiti di natura varia. Soprattutto di analisi morfologica e grammaticale (tanta, troppa secondo alcuni docenti), ma anche su lessico, logica e sintassi. In totale circa quaranta fra domande e sottodomande, a cui far fronte in appena 75 minuti. Più snello, invece, l’esame di matematica, che comprendeva 26 quiz. In generale, i quesiti a risposta multipla prevedevano due opzioni palesemente errate, e due molto simili. Proprio su alcune domande dalla soluzione ambigua si concentrano le critiche dei docenti. “Le assicuro che certe risposte sono davvero cervellotiche, io stessa sono rimasta molto perplessa in un paio di casi – afferma la professoressa Vergara -. A volte la risposta giusta la fa davvero una virgola in più o in meno, bisogna ragionarci su e fare grande attenzione alla propria scelta”.

In generale, comunque, il livello di difficoltà non era troppo alto. Almeno secondo i docenti: “I testi erano abbordabili, di facile comprensione”, assicura la professoressa Martini, che insegna lettere nello stesso istituto e questa mattina è stata una dei docenti incaricati alla somministrazione delle prove. “Era molto importante leggere con attenzione i brani e soprattutto le domande, cosa che spesso i ragazzi non fanno”. D’accordo anche Laura Andreozzi, docente di matematica all’Istituto Comprensivo Paolo Stefanelli, sempre nella capitale: “La prova di matematica era alla portata di tutti. Certo, c’erano alcune domande ambigue. Ma per il resto mi pare che siano stati fatti dei passi in avanti: ho trovato la prova più calibrata, più centrata sui programmi. Forse al Ministero hanno recepito le critiche degli scorsi anni”.

Meno convinti, invece, i ragazzi: secondo un sondaggio condotto dal portale Skuola.net, uno studente su tre ha trovato la prova più difficile del previsto. A prescindere dal contenuto delle prove e dai suoi risultati, però, restano tante le perplessità legate a Invalsi. “Le domande non erano difficili e sono migliorate. Ma qualcosa da rivedere c’è”, sottolinea la professoressa Martini. “Noi, ad esempio, abbiamo molti stranieri in classe, e nonostante loro abbiano più tempo a disposizione il test risulta comunque troppo ostico. Mentre di base tutti i ragazzi arrivano impreparati a questo tipo di esame, bisognerebbe fare delle prove di avvicinamento nel corso del triennio”.

Di carattere più generale l’obiezione della professoressa Andreozzi. “A me Invalsi non dispiace: prima i programmi di matematica erano poco calati nella realtà, invece questo genere di test applicativi costringe i professori a ricercare un insegnamento più pratico. Ma – aggiunge – quello che assolutamente non va bene è che il test incida sul voto finale, e lo faccia così tanto: Invalsi dovrebbe essere semplicemente uno strumento formativo, delle prove di italiano e matematica esistono già. Concepite invece come parte dell’esame di licenza media, i test Invalsi finiscono per essere un’ingiustizia”. E su questo il fronte, dai docenti agli studenti, è assolutamente trasversale.

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