Il sistema delle partecipate, lo squilibrio tra spese ed entrate correnti, entrate straordinarie utilizzate per spese ordinarie. Sono solo alcune delle criticità che la Corte dei Conti ha individuato nella gestione del Comune di Parma durante l’amministrazione dell’ex sindaco Pietro Vignali e quella commissariale. Ma anche l’amministrazione Cinque stelle di Federico Pizzarotti non è esente dalle osservazioni, e se per l’assessore al Bilancio Marco Ferretti il documento è una conferma della situazione difficile ereditata, ben diversa è la visione dell’opposizione in consiglio comunale, che punta il dito sulla continuità con la precedente giunta di centrodestra.

Nella delibera redatta dai giudici contabili sul bilancio consuntivo 2011 e 2012, e su quello preventivo 2012 del Comune, con riferimento anche ad atti relativi agli anni che vanno dal 2008 al 2010, si rilevano “gravi irregolarità”. Le società partecipate dall’ente messe in piedi da Vignali e dai suoi, a cui negli anni sono stati affidati servizi del Comune e accollati debiti, sono una delle questioni più serie individuate dalla Corte dei Conti. I magistrati contabili puntano il dito sull’elevato numero di società, molte delle quali fortemente indebitate, con il rischio di gravi ripercussioni sull’ente. Anche perché, sempre nella relazione, si sottolinea che l’assetto delle società satellite ha portato a “rilevanti partite debitorie delle partecipate, in particolare nei confronti del sistema bancario, e dello stesso Comune si è realizzata in passato anche attraverso il rilascio di patronage”.

È proprio su questo punto che la minoranza non transige, perché la pratica delle lettere di patronage, firmate al tempo come garanzia alle banche da Vignali, che a nome del Comune si impegnava a fronte di alcuna copertura finanziaria, sarebbe stata replicata anche dal sindaco Pizzarotti per avere finanziamenti di 14,5 milioni di euro per la partecipata Parma Infrastrutture e per 2,640 milioni di euro per la società It City. “La giunta della trasparenza – ha detto Massimo Iotti del Pd – ci ha tenuto nascosto tutto”. Una continuità con la passata amministrazione ravvisata anche nell’utilizzo del riconoscimento dei debiti fuori bilancio, che come sottolineano i giudici di Bologna, hanno messo il Comune nelle condizioni di dover pagare spese di anni precedenti attraverso bilanci di anni successivi. “Debiti che anche questa amministrazione ha riconosciuto per 7 milioni di euro – hanno spiegato Maria Teresa Guarnieri (Altra politica) e Giuseppe Scotti (Parma Unita) – nonostante la battaglia della minoranza in consiglio comunale”.

La Corte dei conti poi parla di “difficoltà dell’ente nel tenere una programmazione finanziaria di bilancio nel rispetto dei principi di veridicità e attendibilità delle previsioni”, dell’utilizzo tra il 2011 e il 2012 di entrate straordinarie per spese ordinarie, o della previsione di entrate per oneri di urbanizzazione che difficilmente, data la crisi del settore edilizio, sarebbero arrivati nelle casse comunali, oppure dell’assunzione di personale senza il piano triennale in materia di pari opportunità. Ci sono poi altre note dolenti, come l’ammontare del rischio economico da contenzioso, passato da 102 milioni di euro a fine 2012, a 225 milioni di euro a inizio 2014, per cui si invita il Comune a incrementare il fondo rischi.

Tutti problemi su cui oggi è chiamata a vigilare l’amministrazione Cinque stelle, che i giudici invitano ad agire seguendo le direttive indicate e a relazionare poi sui risultati. “Quando diciamo che stiamo cercando di risolvere i problemi creati in passato, non è una scusa, come a volte sostiene l’opposizione in consiglio comunale – ha spiegato l’assessore al Bilancio Marco Ferretti – Ora anche la Corte dei conti ci dà ragione. La delibera non riguarda la gestione della giunta Pizzarotti, che si è trovata a dover gestire contenziosi, debiti e crediti ereditati”. A dire il vero però, dalle irregolarità i Cinque stelle non escono indenni: i giudici contabili infatti hanno sottolineato un problema formale sulla convenzione tra Comune e dipartimento di Economia dell’Università di Parma per l’elaborazione del bilancio consolidato dell’ente. Una consulenza da 16500 euro in gran parte già retribuiti, a fronte di una sola prima bozza di documento fornito dall’Università, e un incarico affidato “in assenza di procedura comparativa”. “Si tratta di un problema formale – ha chiarito Ferretti – forse c’è stata da parte nostra troppo prudenza nel verificare alcuni numeri e così non abbiamo inviato la bozza, ma il bene è stato prodotto. Chiariremo la situazione con la relazione finale”. Ma la questione non passa inosservata alla minoranza, soprattutto per il ruolo di Ferretti, docente del dipartimento di Economia, per cui ancora lavora, e delegato al Bilancio con un contratto part-time. La sua nomina aveva già scatenato accuse di conflitto d’interesse, che ora tornano ancora più forti, considerando la consulenza pagata proprio al suo dipartimento. Dal consigliere Ettore Manno (Pci) arriva una mozione d’ordine per chiedere ai consiglieri un parere sulla questione: “Si è generato un evidente conflitto d’interesse tra la sua delega in giunta e il suo incarico in Ateneo. Pizzarotti s’impegni a revocare il suo incarico”.

Altra frecciata della Corte dei Conti, sempre all’indirizzo dell’amministrazione Pizzarotti, va invece sulla gestione di Asp, l’Azienda di servizi alla persona Ad personam, la cui perdita verrà ripianata, secondo quanto deciso dalla maggioranza e nonostante le critiche dell’opposizione, con le plusvalenze ottenute dalla vendita degli immobili della società. La Corte dei conti su questo è chiara e sottolinea come il Comune abbia “l’obbligo di copertura delle perdite con risorse del proprio bilancio”. L’assessore Ferretti però ha chiarito che sarà difficile seguire l’indirizzo, visto che le perdite ammontano a quasi 4 milioni di euro.