Un processo da rifare, verità giudiziarie smentite dai fatti, un falso pentito e colpevoli condannati all’ergastolo in realtà innocenti. A ventidue anni dalla strage di mafia di via D’Amelio i familiari in primis e tutti gli italiani non hanno una risposta certa su chi abbia voluto la morte del giudice Paolo Borsellino. Dina Lauricella e Rosalba Di Gregorio provano a raccontare il processo Borsellino in un libro ‘Dalla parte sbagliata’ (edito da Castelvecchi), attraverso la voce di Vincenzo Scarantino, oggi acclarato come falso pentito e costretto a testimoniare la sua colpevolezza, e quella del legale Di Gregorio, nota come avvocato del diavolo per aver difeso importanti boss mafiosi, da Vincenzo Mangano a Bernardo Provenzano. “Era un processo malato, truccato, gli indizi c’erano, ma nessuno li ha voluti vedere” raccontano le due autrici. L’unica ipotesi sul tavolo oggi è il depistaggio. “Come ha potuto la procura di Caltanissetta credere a Scarantino, improbabile boss mafioso?” afferma il magistrato Alfonso Sabella che interrogò personalmente il collaboratore di giustizia a Palermo quando era sostituto procuratore di Gian Carlo Caselli. “Smania di carriera dei pm e la voglia di trovare subito un colpevole? C’è una seconda ipotesi – aggiunge il magistrato – qualcuno ha imbeccato Scarantino per far sì che la strage di via D’Amelio fosse ricondotta agli stessi autori della strage di Capaci. Per me c’era la mano dei Graviano“. “Si parla tanto di pezzi dello Stato che hanno trattato con la Mafia e poi si cita un ministro dell’Interno, della Giustizia che poi si mette dietro l’angolo, alcuni uomini della questura, addirittura un presidente della Repubblica” spiega ancora Sabella. “E’ un pezzo dello Stato che ha trattato? O è lo Stato nella sua interezza che è sceso a patti con pezzi della mafia? Proviamo a invertire la prospettiva”, afferma. “Serve trovare la verità, cercarla, per non condannare a morte due volte due grandi eroi della nostra Repubblica, sarebbe un grave tradimento alla loro memoria” chiosa Michele Santoro  di Irene Buscemi