“Tranne alcune fantasie”, quella del M5S “è un’ottima legge“.  Il senatore della Lega Nord Roberto Calderoli, conversando con i cronisti al Senato, apre al testo di riforma elettorale elaborato dal movimento di Beppe Grillo. “Alla fine quello proposto dal M5S è un modello spagnolo ma con le preferenze – argomenta il parlamentare del Carroccio – sono sempre stato a favore del modello spagnolo, perciò, se c’è chi lo propone, non posso che approvarlo”. L’esponente leghista esprime dubbi, invece, sull’introduzione della preferenza negativa che “raddoppia il potenziale di voto di scambio e di strumentalizzazioni insito nel meccanismo”. In ogni caso “prima viene tutto il resto, poi l’articolo 57 della Costituzione” sull’elezione dei senatori.

PD, RIENTRA LA PROTESTA MA I RIBELLI ANNUNCIANO BATTAGLIA Dopo il rientro nei gruppi dei 14 senatori Pd autosospesi e l’assenso di Roberto Maroni e Roberto Calderoli a emendamenti condivisi con i democratici, sembra spianata la via delle riforme per il governo di Matteo RenziAl termine di una riunione di due ore nell’ufficio di Vannino Chiti è arrivata la decisione di rientrare nei gruppi dei dissidenti dem autosospesi dopo il caso Mineo. Una scelta presa dopo il chiarimento, lunedì sera, con il capogruppo Luigi Zanda, che ha rassicurato i senatori “sulla sacralità del principio della libertà di mandato”. Alla riunione non ha partecipato Felice Casson ancora impegnato in una missione all’estero. Gli ex dissidenti, intanto, hanno ribadito che continueranno “a dar battaglia all’interno del Partito democratico” e che rimane l’amaro per le sostituzioni e il no ad alcune parti del ddl. “Abbiamo presentato i nostri 25 emendamenti in commissione – spiega Massimo Mucchetti– e se non verranno approvati li ripresenteremo in aula. Oggi più che mai, portiamo avanti la nostra battaglia anche perché le cose sono in movimento. Il governo sta per incontrare i Cinque stelle, c’è un dialogo con la Lega… insomma, vediamo che cosa accade”. “Nessuna resa.Con @VanninoChiti una battaglia in difesa della Costituzione che continuerà nelle forme e con gli alleati disponibili.@pdnetwok”, scrive su twitter Corradino Mineo.

FINOCCHIARO SODDISFATTA La scelta è stata definita “un’ottima notizia” dalla presidente della Commissione Affari Costituzionali Anna Finocchiaro. La senatrice si detta doppiamente soddisfatta. “Sono stati raggiunti due grandi risultati”: il rientro della protesta dei senatori dissidenti e la presentazione al governo, insieme alla Lega Nord, di emendamenti condivisi con lei e Roberto Calderoli come relatori. “Noi siamo pronti e a giorni presenteremo i nostri emendamenti – continua la Finocchiaro – dopodiché daremo il tempo per i subemendamenti. Poi si potrà, in tempi brevissimi, procedere al voto. Mi sembra che ci siano delle novità sul piano politico, come l’apertura di Salvini”. Sono circa 20 gli emendamenti che i relatori hanno preparato e consegnato al governo, e che presto saranno depositati in commissione Affari costituzionali al Senato. “Ora che i nostri emendamenti ci sono – ha aggiunto Calderoli – attendiamo risposte dal ministro Boschi”. Assenso a un percorso comune è arrivato anche da parte di Maroni, che ha commentato: “Fare le riforme con il Pd è una buona idea“.

IL SENATO NON CAMBIERA’ NOME Il Senato manterrà l’attuale nome, vale a dire “Senato della Repubblica” e non “Senato delle Autonomie”, come prevede il testo del governo. Lo prevede uno degli emendamenti dei relatori, le cui bozze sono all’esame dei gruppi di maggioranza. Un altro emendamento rafforza i poteri “ispettivi e di controllo” sul governo: al Senato sarà affidato “il compito sull’attuazione delle leggi” nonché quello di “controllo sulle politiche pubbliche e sulla pubblica amministrazione”. Inoltre, diversamente dal ddl del governo, il Senato potrà varare commissioni d’inchiesta. Non solo: i delegati di ciascuna Regione chiamati ad eleggere il presidente della Repubblica saliranno dagli attuali 3 fino a 6. “Si lavora per poter depositare gli emendamenti in settimana”. Con le proposte di modifica dei relatori dunque “siamo a buon punto per quanto riguarda le funzioni del Senato e il Titolo V”, ma manca invece la sintesi “sulla composizione del Senato”, ha commentato il sottosegretario alle Riforme, Luciano Pizzetti. Che spiega ancora: “Ferma restando l’elezione indiretta, sulle modalità di composizione del Senato c’è ancora spazio per discutere”. Al contrario, “parlare ora di presidenzialismo ha un intendimento quasi ostruzionistico, non di costruzione. Si è deciso di tener fuori la forma di Governo”.

I SOSPETTI DI FORZA ITALIA Forza Italia guarda con sospetto l’asse tra il Pd e Grillo. “Che ci faceva ieri Renzi al Quirinale? Che ci fa ancora oggi a pranzo insieme ad alcuni suoi ministri? Riceve una benedizione. Napolitano lo ha confermato nel suo compito salvifico di riformatore – Si legge ne Il Mattinale, la nota realizzata dal gruppo Fi alla Camera – ma questo che cosa c’entra con il ruolo di garanzia? Non è scritto da nessuna parte in Costituzione che il Presidente della Repubblica, espressione dell’unità della nazione, poi debba sposarne una parte sola, e per di più con esibizione pubblica di amore unico e strombazzato”. “Il tutto è stato motivato dall’inchino improvviso di Grillo che adesso riconosce la piena legittimità di un Presidente del Consiglio nominato e non votato”, si sottolinea.

GRILLO TORNA AD ATTACCARE BERLUSCONI Il M5S, intanto, torna ad attaccare Silvio Berlusconi“I tormenti del (falso) giovane Berlusconi”. Titola così un lungo post in cui Beppe Grillo se la prende con l’ex premier, accusandolo di aver fatto campagna elettorale contro i 5 Stelle “per salvare le sue aziende”, forte di un potere mediatico che per 20 anni, a detta del leader pentastellato, gli hanno concesso di governare il Paese precipitandolo nel baratro. “Il comportamento di Berlusconi (sì esiste ancora…) durante la campagna elettorale è, ma solo in apparenza, incomprensibile. Invece di attaccare il suo presunto avversario, il Pd, i comunisti che mangiavano i bambini e di riattaccare la nenia del Libro nero del comunismo con centinaia di milioni di morti a causa di un’ideologia malata – attacca Grillo – ha fatto campagna contro il M5S. E’ come se avesse fatto campagna acquisti per l’Inter”. “Grillo grazie al potere mediatico di Berlusconi, gentilmente concessogli da D’Alema, Veltroni e Violante – si legge ancora sul post – è diventato un babau, un ‘assassino’, il nuovo Hitler (…). Con una vittoria del M5S Berlusconi sarebbe stato rovinato e tra salvare il partito e le sue aziende ha scelto queste ultime”.

“Il M5S – prosegue Grillo – avrebbe infatti chiesto l’abolizione della legge Gasparri, la rinegoziazione delle concessioni delle frequenze radiotelevisive nazionali (oggi praticamente regalate), l’introduzione di una legge sul conflitto di interessi e lo sviluppo della banda larga in Italia. Orrore. Per Mediaset sarebbe stata la fine”. “Ora i giornali di questo individuo – rivendica il leader M5S – parlano proprio di incucio tra il M5S e il Pd per una discussione che sarà trasparente e in streaming sulla legge elettorale, lui che inciucia da vent’anni per salvare il suo patrimonio”.