La nomina del 76enne Piero Gnudi a Commissario dell’Ilva non si può certo considerare il cambio di passo promesso dal Governo Renzi. Il fondatore dello Studio Gnudi e Associati è da sempre al centro della comunità degli affari. Rappresenta uno dei simboli del capitalismo relazionale che negli ultimi 20 anni, in nome della stabilità, ha immobilizzato le risorse del paese. Ha competenze specifiche nel settore dell’acciaio e della gestione industriale? I giornali hanno tessuto le lodi del nominato sottolineando la ricchezza delle sue relazioni accumulate in una carriera ultracinquantennale.

Nel tempo ha ricoperto gli incarichi più disparati: da Commissario per lo scioglimento dell’Iri a presidente di Enel, fino al ministero del Turismo e dello sport (e agli Affari regionali) durante il governo Monti. Il professionista è stato presidente di Locat , Astaldi, Enel, Terna, Wind, Rai, presidente dei liquidatori di Iri, consigliere e sindaco di numerose società Eni, Credito italiano, Stet, Merloni, Ferrè, Alfa Wassermann, Unicredit, Il sole 24 ore. Presidente di Profingest, nocciolo della scuola di formazione Alma Mater dell’Università di Bologna. Il 16 aprile 2014 è stato nominato presidente di Nomisma, l’autorevole società di ricerche da sempre legata al nome di Romano Prodi. Avendo tempo è diventato consulente a titolo gratuito, con tanto di ufficio, del ministro Federica Guidi, che dichiara di averlo da sempre come mentore. E, infatti, segue tradizionalmente gli affari della Famiglia Guidi.

Era il candidato migliore? Enrico Bondi, l’uomo chiamato a risolvere tutti i problemi italiani più complessi, anche lui sulla soglia degli 80 anni, può vantare una biografia di leggendario ristrutturatore e un’indipendenza che ha consentito di salvare l’unità della Parmalat dai sostenitori dello “spezzatino”. Invece, nessun onore delle armi ad un manager che ha ben operato. Mentre rimane la domanda: il nuovo Commissario salverà oggi l’Ilva, la sua occupazione, il territorio?