Giovedì 18 in seconda serata, alle 23.15, esordirà su La7 il nuovo programma di Alan Friedman, che prende il titolo dal suo recentissimo libro: “Ammazziamo il Gattopardo: il Gioco del Potere”. Nella prima puntata c’è un’intervista a Massimo D’Alema, registrata nell’agosto di un anno fa. L’ex premier sfodera il meglio del suo antico repertorio: il primato dei partiti e l’idiosincrasia per la società civile. La parte relativa al finanziamento della politica è antecedente alla nuova legge che prevede di destinare il 2 per mille ai partiti e D’Alema fa un parallelo con gli Stati Uniti. Per la serie: “Lì i magistrati italiani arresterebbero tutti”. Per D’Alema il declino del Paese è iniziato con il crollo dei partiti, sostituiti dai movimenti personali, compreso  il Movimento 5 Stelle (Renzi non c’era ancora). 

di Alan Friedman
Questa intervista a Massimo D’Alema, nella sua tenuta umbra di Otricoli, è stata registrata il 20 agosto 2013.

Lei nel 1997, a marzo, a Gargonza, disse che l’Ulivo non era il modello che ci voleva.
A Gargonza dissi una cosa sacrosanta. Siccome dissero “abbiamo vinto le elezioni per merito dell’Ulivo”, dissi “bah, abbiamo vinto le elezioni innanzitutto perché siamo riusciti a fare in modo che Berlusconi e Bossi arrivassero divisi alle elezioni” sennò avrebbero vinto loro, Ulivo o non Ulivo. E tutta questa esaltazione della società civile contrapposta ai partiti aveva un che di retorico. Che cos’è la società civile? Quelli che votano Berlusconi non sono civili?

Sono quelli che votano Grillo oggi?
È una espressione carica di ambiguità, la società italiana. Sono quelli che hanno votato Berlusconi, che ha rischiato persino di vincere le ultime elezioni dopo tutto quello che aveva fatto. Quindi, questa esaltazione acritica della società civile, come se ci fosse una società civile buona e i partiti cattivi, è una ideologia cattiva, cioè che non ha nessuna verità, non aiuta a capire niente. Semplicemente alimenta il qualunquismo contro i partiti. Il dramma dell’Italia non è l’invadenza dei partiti, è che i partiti non ci sono più, dove sono i partiti?

Cosa è il partito di Grillo?
Sono dei movimenti personali, diciamo le cose come stanno.

Ma sono nove milioni di italiani.
Sino a quando il nostro paese è stato guidato dai partiti, prima che iniziasse la crisi dei partiti democratici – che secondo me inizia alla fine degli anni ’70 con la morte di Moro e con il fallimento della solidarietà nazionale – in quel periodo che va dalla Resistenza fino alla morte di Moro, l’Italia, che era un Paese distrutto dalla guerra, è diventata la quinta potenza industriale del mondo. Finché il Paese è stato guidato dai partiti, è cresciuto.

Quell’espressione, “la quinta potenza”, fui io a coniarla sul Financial Times, ricorda?
Esatto. Quindi, finché l’Italia è stata guidata dai partiti è andata bene, quando i partiti sono andati in crisi per la corruzione, per la caduta dei valori, dei principi, delle ideologie, è cominciato il declino, negli anni ’80, non negli anni ’90.

Già con il pentapartito?
Sì, perché la crisi dei partiti comincia 10 anni prima del loro crollo. Se si arriva al crollo all’inizio degli anni ’90 è perché la struttura ormai è marcita, ma fino a quando i partiti popolari hanno mantenuto una loro vitalità, una loro forza, e hanno guidato il Paese, lo hanno trasformato in senso moderno, ognuno nel suo ruolo. La Dc da una parte, i comunisti dall’altra parte, in un modo straordinario. Quindi il male dell’Italia non sono i partiti.

La mancanza, piuttosto.
Finiti i partiti, le istituzioni sono state occupate da una neoborghesia che non ha nessuna ideologia, nessun valore, nessuna cultura politica, nessuna formazione se non quella di vedere nella politica un modo per sbarcare il lunario e per arricchirsi personalmente.

Ma questa borghesia si trova solo nel Pdl (oggi Fi) o anche nel Pd?
Non c’è dubbio che il Pdl ne è l’emblema. È il partito che la rappresenta in modo organico.

Mentre nel Pd?
Anche il Pd è esposto a questi fenomeni di opportunismo, di carrierismo, di gente che salta sul carro del partito che va al potere.

Annullare il finanziamento ai partiti?
Dunque noi saremmo l’unico paese al mondo che non avrebbe una forma di finanziamento ai partiti, se si annulla quello pubblico bisognerà agevolare quello privato.

Con trasparenza, come in America che le banche di settore, le lobby, contribuiscono ma sono pubblicamente identificate come contribuenti.
L’America non è un grande modello, perché il peso di quelle contribuzioni è tale da condizionare la vita politica in modo impressionante. Quando il presidente degli Stati Uniti nomina ambasciatore uno di quelli che hanno contribuito alla sua campagna elettorale è normale. Se lo facessi io, primo ministro italiano, verrei arrestato dal procuratore, perché sarebbe voto di scambio e immediatamente sarebbe un grave reato. Quando io vado alla Clinton Global Initiative e mi guardo intorno penso che se ci fosse un pm arresterebbe tutti, praticamente è una specie di reato di massa. Perché lì ci sono industriali e politici che si incontrano.

Si chiama networking. Il vostro networking è più privato, più intimo. Vi vedete a cena, a Capalbio.
Io non vado a Capalbio, non vado più a cena con queste persone però non deve pensare che queste persone tirino fuori molti soldi. Io penso che la politica ha bisogno di essere finanziata, poi si trova un sistema in cui si decide che anziché essere un trasferimento fisso dello Stato decidono i cittadini come per la Chiesa cattolica, si stabilisce un 8×1000, un 5×1000…

Non rischia di identificarsi all’Agenzia delle entrate, politicamente, a quel punto?
Ho capito ma noi siamo un Paese nel quale se io voglio, posso finanziare la chiesa degli avventisti del settimo giorno e non il mio partito? Ci sarà un sistema? Io capisco che i partiti devono essere messi fuorilegge secondo qualcuno. Verranno i militari come in Egitto, non lo so?