Hanno interrotto il consiglio comunale dopo nemmeno mezz’ora dal via. Perché la tensione era troppo alta e le proteste rendevano impossibile proseguire i lavori, i primi dopo lo scandalo Mose. Giù, al pianoterra del municipio di Mestre dove si è tenuto il primo consiglio comunale dopo le dimissioni del sindaco Giorgio Orsoni, i cittadini hanno assistito ai lavori dei consiglieri davanti ad uno schermo. Non potevano salire al primo piano. Su c’era un’aula blindata. In cui però le tensioni sono scoppiate comunque. La votazione del documento proposto dalla lista civica di sinistra In comune e da Rifondazione comunista che identificava otto punti urgenti da presentare come mozione al Governo, per richiedere di intervenire in modo tempestivo su alcuni dei nodi del sistema Mose, a partire dal concessionario unico non è stata accettata. Contrari i voti dell’opposizione (Pdl, Fratelli d’Italia, Lega). “C’è un’altra città che questo sistema non l’ha votato. E’ inaccettabile che dopo questa situazione votiate contro, li vedete i pallini rossi? Sono i voti negativi. Quelli sono a libro paga del Consorzio” ha detto Beppe Caccia di In Comune. E dal pubblico Sebastiano Sartor, leader veneziano di Forza Nuova, (con lui anche il leader nazionale Roberto Fiore) ha cominciato a inveire contro il consigliere.  

Intanto, fuori, in via Palazzo lo scontro è diventato di piazza. Da una parte uno sparuto gruppo di militanti di Forza Nuova, dall’altra i no global arrivati, infatti, poco dopo le 16.30. Cori, fumogeni, altri fumogeni di rimando. E lacrimogeni. In mezzo il cordone delle forze dell’ordine. Nessuno scontro fisico, però, tra le parti. Un tafferuglio violento di cori e insulti che ha bloccato una strada per più di due ore e ha portato i cittadini a nascondersi nei negozi intorno alla strada principale del centro di Mestre. L’apice della tensione è arrivato quando dalle finestre del consiglio comunale è caduta dell’acqua sui manifestanti di Forza Nuova. E ha lasciato dietro di sé tavolini rovesciati dei bar, persone impaurite e una sensazione di aver spostato l’attenzione su altro. Altro dai problemi veri di una città che potrebbe essere commissariata. Altro dalle risposte che mancano ad un sindaco reggente con una Giunta esautorata. Di fatto per fare i prossimi passi la Giunta dovrà essere ricostituita. E pare sia proprio la protesta di una giunta tecnica ad essere arrivata in conferenza dei capigruppo da parte di Orsoni. Non trovando però il favore di tutti. “In questa vicenda c’è stato qualcosa che non ha funzionato e che ha messo in una situazione di grave, grave imbarazzo la città oltre che la mia famiglia – ha detto Orsoni nel discorso di apertura di consiglio – il tempo sarà galantuomo, nel tempo capiremo meglio ciò che è accaduto, anche al di fuori di quest’aula. Voglio chiarire anche che non ho alcuna intenzione di ricandidarmi in nessuna forma”.

E poi alcune precisazioni. “Pochi punti, ma fondamentali – ha detto – Non ho mai avuto esperienza di elezioni prima di questa e quando ho accettato di candidarmi ho preteso che dell’organizzazione della campagna si occupassero i partiti, non avendo alcuna esperienza in merito. Mi dissero che c’era bisogno di risorse, che avrei dovuto sollecitare. In particolare fu lo stesso Mazzacurati a dirmi che era sua consuetudine sostenere diverse campagne e che avrebbe volentieri parlato ai suoi amici imprenditori. Ho attivato un mandatario e solo alla fine ho visto che nel conto erano confluiti quasi 300mila euro, somma per me ingente e mai prima della presentazione del conto ne ho saputo la provenienza”.

I consiglieri comunali di Venezia tuttavia per ora non staccano la spina. Al termine della riunione dei capigruppo, sia Sebastiano Bonzio, della maggioranza, sia Sebastiano Costalonga, dell’opposizione hanno riferito che per ora non si parla di dimissioni congiunte che farebbero decadere immediatamente il consiglio.