Dopo le rivelazioni di due settimane fa, in cui erano stati presentati documenti inediti che provavano la corruzione e le tangenti di diversi pezzi grossi, il Sunday Times torna all’attacco della Fifa per l’assegnazione dei Mondiali di Qatar 2022. Il domenicale britannico scrive che il giorno della votazione, nel lontano dicembre 2010, la Fifa ha consapevolmente ignorato un report sulla sicurezza, da lei stessa chiesto e prodotto, che raccontava come giocare un Campionato del Mondo nell’emirato del Golfo Persico sarebbe stato a “altissimo rischio” per attentati terroristici. In coda al pezzo un’allusione, nemmeno troppo velata, sul fatto che l’allora capo della sicurezza Fifa Chris Eaton nemmeno due anni dopo avrebbe abbandonato il posto per accettare un lauto stipendio e diventare direttore del nuovissimo International Centre for Sport Security di Doha, capitale del Qatar.

Il report sulla sicurezza, ordinato dal segretario generale della Fifa Jerome Valcke, è stato redatto dal sudafricano Andre Pruis, responsabile Fifa della sicurezza al Mondiale di Sudafrica 2010 e consulente della sicurezza a Brasile 2014. In esso c’è scritto che “nonostante la limitatezza dei tempi e delle fonti per redigere il report, basato soprattutto su documenti del controterrorismo statunitense (…) i rischi sono molto alti (…) e il paese troverebbe molte difficoltà a fare fronte a un incidente di grosse dimensioni”. Un avvertimento chiaro, che la Fifa ha preferito ignorare. E a quattro anni di distanza le motivazioni, con tutte le varie indagini interne ed esterne che hanno portato a dimissioni, sospensioni o radiazioni di mammasantissima della Fifa per tangenti, corruzione e pagamenti non giustificati, non sono poi così difficili da capire.

Nel report, poi, Andre Pruis spiega con dovizia di dettagli e approfondimenti che le minacce terroristiche provengono principalmente dai paesi confinanti o in prossimità del Qatar, dove la presenza di cellule di Al Qaeda è molto diffusa. Come obiettivi sensibili sono individuati le nuove costruzioni, tra stadi e infrastrutture, e qui nasce il problema rilevato della “eccessiva centralizzazione della manifestazione”. Essendo gli impianti molto vicini tra loro, data la ridotta estensione dell’emirato, nel caso succedesse qualcosa sarebbe molto difficile intervenire.

E la conclusione di Pruis non lascia spazio a dubbi: “Sono dell’opinione che sarebbe molto difficile reagire a una minaccia in tale ambiente senza dovere cancellare l’intero evento”. Il Comitato organizzatore di Qatar 2022 ha definito questa seconda parte dell’inchiesta “senza fondamento e piena di insinuazioni”, mentre gli avvocati dell’ex capo della sicurezza della Fifa Eaton hanno detto che l’assunzione del loro cliente da parte di una società controllata dal governo del Qatar non ha avuto nulla a che fare con il caso in questione.

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