Non si arresta l’avanzata dei ribelli dello Stato islamico dell’Iraq e del Levante (Isis) che continuano a mietere vittime in tutto il paese. Gli insorti hanno comunicato attraverso Twitter di aver ucciso centinaia di soldati e hanno messo online delle foto a sostegno di quanto scritto. Secondo il New York Times, infatti, si tratterebbe di 1.700 soldati. Le immagini, che a detta dei miliziani jihadisti sono state scattate nella provincia di Salahuddin, a nord di Baghdad, mostrano decine di cadaveri ma ancora non è possibile stabilirne la veridicità. Alcuni funzionari del governo iracheno si sono dichiarati scettici a riguardo ma nei giorni scorsi si erano avute notizie di esecuzioni sommarie di decine di soldati e anche di civili, confermate dalla Commissione per i diritti umani dell’Onu

Gli scontri sono in corso anche nella provincia di Diyala, mentre a nord del capoluogo provinciale Baquba un centro per il reclutamento dei volontari è stato bombardato a colpi di mortaio con un bilancio di sei morti. A Baghdad un’esplosione ha provocato la morte di 15 persone e ne ha ferite più di 30. Intanto i militanti sunniti hanno catturato anche la città  irachena di Tal Afar, in cui vivono circa 200mila persone.  La città, che si trova a 420 chilometri a nordovest di Baghdad e vicino al confine con la Siria, è stata conquistata prima dell’alba. Per arginare l’avanzata le forze governative stanno tentando di rafforzare la loro presenza intorno a Baghdad e sostengono di aver inflitto perdite alle forze dei ribelli. 

Secondo quanto riportato dalla Bbc, gli Stati Uniti stanno valutando la possibilità di dialogare con l’Iran sulla situazione della sicurezza in Iraq, colloqui che potrebbero avvenire già questa settimana. Già nei giorni scorsi il presidente iraniano Rohani aveva dichiarato di essere pronto a un eventuale collaborazione con gli Usa per contrastare l’azione dei miliziani jihadisti. I due paesi avversari, che non intrattengono rapporti diplomatici dal 1979, hanno in comune l’interesse a contrastare i ribelli che minacciano il governo di Baghdad e l’integrità dell’Iraq. Ma l’Iran si è comunque detto ostile a “qualsiasi intervento militare straniero in Iraq”.