Quattro persone sono state arrestate e beni per 30 milioni di euro sono stati sequestrati in un’operazione dei Carabinieri nel Napoletano. I militari del Nucleo investigativo di Napoli hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del capoluogo campano nei riguardi di persone ritenute affiliate al clan camorristico ‘Polverino’, che opera nella zona nord del capoluogo, all’estero e in altre regioni italiane.

I provvedimenti sono stati emessi nell’ambito di un’inchiesta nella quale si ipotizzano i reati di trasferimento fraudolento di valori, falsità materiale in atto pubblico e truffa aggravati da finalità mafiose. Alle stesse persone, in passato, direttamente e indirettamente, in altre inchieste, erano stati sequestrati beni per 38 milioni di euro.

Tra i beni sequestrati c’è anche una società cooperativa a responsabilità limitata, la Edilsan Rocco: l’amministratore unico è Biagio Iacolare, il vice presidente del Consiglio regionale della Campania che non risulta indagato, n supermercato della catena Carrefour, a Marano di Napoli, 152 unità immobiliari tra appartamenti, box auto, 26 locali deposito nonché quote societarie. “Da oltre dieci anni non mi occupo più della Edil San Rocco che, notoriamente, è da allora inattiva, pur essendone rimasto formalmente alla guida per tentare di recuperare le quote sociali all’esito della vicende che hanno coinvolto la cooperativa – dichiara Iacolare -. Così come ho ampiamente chiarito in passato alle autorità competenti ed anche dichiarato negli atti ufficiali per la trasparenza – aggiunge l’esponente dell’Udc – intorno ai primi anni ’90 ho ricevuto l’incarico di presidente della Edil San Rocco, società cooperativa che ha come scopo sociale l’assegnazione di alloggi, perché ne facevo parte in quanto socio per acquistare un appartamento che i miei genitori vollero destinarmi per il mio matrimonio, contratto nel 1990″.

Il provvedimento del giudice di Napoli ha stabilito che il supermercato ma anche una tabaccheria con annessa ricevitoria del lotto nonché un negozio all’ingrosso di vendita di bevande costituivano “significative forme di reinvestimento di profitti illeciti da parte del clan Polverino in attività imprenditoriali particolarmente redditizie”. In particolare, spiega il procuratore aggiunto Filippo Beatrice in una nota, la “connotazione camorristica delle società indicate appare evidente poiché i settori di interesse delle singole imprese sono gestiti dalla famiglia Simeoli, emanazione imprenditoriale del clan Polverino, un braccio operativo“. I Simeoli hanno offerto “una costante collaborazione al clan, consistente nel fornire prestanome ed imprese di copertura per il reimpiego di capitali e nell’intessere relazioni anche con appartenenti del mondo politico locale e con la pubblica amministrazione”.