Un richiamo sulla gestione dei conflitti di interesse e sulle inefficienze dei controlli interni. Una tirata d’orecchia sulla remunerazione del management “orientata a risultati di breve termine e slegata dai rischi”. Infine l’allusione a “figure dominanti a lungo presenti nell’organizzazione” che “indeboliscono la dialettica interna e cedono spazio a scelte avventate, se non a condotte illecite”. Dove il riferimento a casi come quello di Giovanni Berneschi non può essere casuale, visto che il contesto un evento organizzato dall’Abi, l’associazione delle banche italiane, di cui l’ex presidente di Carige è stato numero due fino al mese scorso. Carmelo Barbagallo, capo del dipartimento di vigilanza bancaria e finanziaria della Banca d’Italia, intervenendo davanti alla platea dei banchieri non le ha mandate a dire.

La gestione e la supervisione devono essere ben distinte – “Consigli di amministrazione inadeguati e assetti organizzativi carenti – ha attaccato il “controllore” – sono tra i principali fattori di instabilità delle banche. La non chiara distinzione dei ruoli, soprattutto tra le funzioni di supervisione e di gestione, può alimentare conflittualità, ingessare la conduzione aziendale, distogliere dagli obiettivi strategici”. Le lacune del ”primo livello” decisionale spesso si accompagnano a inefficienze nella struttura aziendale e nei livelli intermedi: flussi informativi incompleti e intempestivi, ruolo poco incisivo delle funzioni di audit, compliance e risk management”.

I conflitti di interesse alterano la corretta distribuzione del credito – Poi Barbagallo è tornato sul tema dei conflitti di interesse, affrontato anche dal governatore Ignazio Visco durante l’assemblea annuale di Palazzo Koch“La gestione inappropriata” di tali conflitti, ha detto, “inficia la corretta allocazione del credito e altera il rapporto con il territorio”. Di qui l’importanza del “monitoraggio sulla gestione e l’efficacia dell’azione di controllo”, che devono “evitare che la prossimità di determinati soggetti imprenditoriali ai centri decisionali della banca e di soggetti bancari ai centri decisionali delle imprese creino distorsioni nelle scelte allocative, con pregiudizio per la stabilità e la sana e prudente gestione”. “Il possesso di quote di capitale nelle imprese da parte delle banche, e viceversa nelle banche da parte delle imprese, è un fenomeno in sé non negativo”, ha chiarito comunque il capo della vigilanza. “Ne beneficiano tanto la capitalizzazione delle banche quanto il ricorso delle imprese al capitale di rischio”. E “in situazioni di temporanea difficoltà, oppure di crisi delle imprese affidate, l’acquisizione di capitale per effetto della conversione dei finanziamenti costituisce un importante strumento di riequilibrio della situazione finanziaria oppure di tutela e recupero dei crediti”.

No agli stipendi legati a risultati immediati – Da censurare anche gli stipendi commisurati ai risultati di breve termine. “Prassi di remunerazione del management orientate a risultati di breve termine e slegate dai rischi e da indicatori di solidità aziendale”, ha ammonito Barbagallo ,”creano incentivi non in linea con quelli degli stakeholders (azionisti, creditori, depositanti). 

Buona gestione sempre più rilevante in un mercato concorrenziale – Lacune tanto più gravi a fronte del fatto che un “buon governo societario sarà per le banche essenziale per perseguire efficacemente le proprie strategie e competere in un mercato più concorrenziale, esteso all’ambito europeo”. Non solo: Barbagallo ha ricordato che le nuove norme sulla risoluzione dell crisi bancarie, “volte a contrastare il fenomeno del “too big to fail” e rendere più efficaci i meccanismi di prevenzione e risoluzione delle crisi, portano a “internalizzare” eventuali perdite facendole ricadere in primo luogo su azionisti e creditori (”bail in”) e non sui contribuenti (”bail out”)”. In questo modo, “i creditori saranno più selettivi nelle scelte di investimento e nel decidere se affidare le loro risorse a una banca terranno sempre più conto della qualità del management, del buon funzionamento degli organi societari, della possibilità di incidere, sia pure indirettamente, sulla gestione”. Un chiaro avvertimento: in futuro la buona gestione sarà sempre più rilevante anche per il conto economico degli istituti.  Anche “il grado di protezione dei diritti degli azionisti, variabile tradizionalmente utilizzata nelle analisi internazionali per confrontare la qualità dei sistemi di governance delle imprese nei vari ordinamenti, per una banca assume valenza particolare”. 

Se gli esami Bce andranno male occorrerà tagliare costi e distribuzione degli utili – Se dopo gli “esami” della Bce dovessero emergere delle carenze queste andranno colmate anche tagliando la distribuzione degli utili e i costi nelle banche. “Gli esiti del comprehensive assessment saranno resi pubblici in ottobre. Le eventuali carenze patrimoniali che dovessero emergere dovranno essere risolte, in accordo con le autorità di vigilanza, entro un orizzonte temporale variabile a seconda della determinante dello shortfall: sei mesi nel caso essa sia attribuibile all’asset quality review o allo scenario di base dello stress test; nove mesi nel caso dello scenario avverso”. Barbagallo rileva inoltre che “la necessità di adeguare i coefficienti patrimoniali dovrà essere soddisfatta, prima di tutto, attraverso misure di carattere ‘privatistico’ (minore, o mancata, distribuzione di utili, cessione di attività non strategiche, taglio dei costi, ricorso al mercato dei capitali)”. Infine, sottolinea, “come ricordato dal Governatore nelle ultime Considerazioni finali, la credibilità e il successo dell’esercizio richiedono la disponibilità di adeguati backstop (“paracadute”) pubblici. Essi dovranno essere conformi con i principi fondamentali dell’ordinamento nazionale ed europeo, con l’obiettivo ultimo di preservare la stabilità finanziaria complessiva”.