Sorvoliamo sul fatto che, pur di difendere a tutti i costi l’alleanza con lo xenofobo rubizzo e la consultazione farlocca senza l’opzione Verdi (rei di aver detto “brutti” ai 5 Stelle), il blog di Beppe Grillo ospiti quasi ogni giorno le articolesse pensose di Bibì, il Beruschi bischero, il cui talento nel garantire ulteriori voti a Renzi resta encomiabile. E sorvoliamo pure sul fatto che Grillo e Casaleggio siano così impegnati a denigrare chiunque non la pensi come loro (“giornalai”) da esordire nel loro post autografo di stamani con un refuso ameno (“Correva il gennaio 2013”: no, correva il “gennaio 2014”).

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Lasciamo stare, sono aspetti marginali. Il dato saliente è un altro ed è positivo: i 5 Stelle stanno cominciando finalmente a capire che, oltre alla meritoria opposizione, occorre dimostrare di essere in grado di proporre concretamente soluzioni e leggi. Mi si dirà: “Lo hanno sempre fatto”. Certo: ma se ne sono accorti in pochi, vuoi per una informazione iper-renziana e vuoi perché – negli snodi chiave – i 5 Stelle sono stati a guardare. Penso al “non aver fatto il nome” al secondo giro di consultazioni dopo il fallimento di Bersani e prima dell’investitura di Letta; penso al non aver voluto vedere le carte di Renzi. Nei giorni scorsi il M5S ha chiesto un incontro con il Ministro Orlando per proporgli il loro pacchetto anti-corruzione.

Ora, con ritardo parzialmente giustificato dal cambio di scenario (“il M5S ha una legge approvata dai suoi iscritti e Renzi è stato legittimato da un voto popolare e non a maggioranza dai soli voti della direzione del Pd”), i 5 Stelle vanno – finalmente e tardivamente – a vedere il bluff di Renzi in tema di legge elettorale. Non solo: se l’incontro ci sarà, a parteciparvi non sarà Grillo ma i due capogruppo di Camera e Senato più Toninelli e Di Maio. E’ un evidente cambio di strategia, più “tattico” ma soprattutto più sensato e condivisibile. Buono a sapersi: con un Presidente del Consiglio così arrogante e sprezzante, non c’è tempo da perdere per l’unica opposizione reale italiana.

D’ora in poi, se Renzi continuerà – e continuerà – con la sua terribile dittatura jovanottiana, non sarà perché “i grillini sanno dire solo no” ma perché è Renzi ad ascoltare solo se stesso e i suoi maestri di sempre, tipo Verdini e Carrai. Ovviamente larga parte dei media continuerà a dare la colpa a Grillo, ma la verità – per chi vorrà – sarà più evidente. Ripeto: buono a sapersi. Prendere atto dei propri errori, anche se si continua a far finta di non averli commessi, non è mai troppo tardi.

P.S. Chissà: ogni tanto, in passato, aver dato ascolto ai “giornalai” cattivoni (l’efferatezza dei Travaglio, dei Gomez e degli Scanzi è nota), invece di esaltarsi bambinescamente col duropurismo fine a se stesso, non sarebbe stato poi così male.