Il Movimento Cinque Stelle tende la mano al Pd sulla legge elettorale: “Batta un colpo”. I democratici il colpo lo battono con il vicesegretario Lorenzo Guerini. E così bastano un post e una risposta mezzo agenzia di stampa per gettare nel panico sia i mini-alleati di governo sia i cofirmatari del Nazareno. “Renzi sia coerente” intima Altero Matteoli. “Grillo è solo l’ultimo forno di Renzi” esorcizza Osvaldo Napoli. Fin qui Forza Italia. Poi ci sono Scelta Civica e Nuovo Centrodestra, usciti nanetti dalle Europee. “Grillo ci porta nella palude” avverte Gianfranco Librandi. “Anche Ncd vuole dire la sua” aggiunge Fabrizio Cicchitto. Il risultato è che ora il presidente del Consiglio Matteo Renzi, costretto solo pochi giorni fa a rimuovere di peso alcuni senatori dalla commissione Affari costituzionali, rischia di non avere abbastanza orecchie per ascoltare tutti. 

I primi a rivendicare un ruolo sono quelli di Forza Italia, il cui è atteggiamento è ambiguo sulla riforma del Senato (e si attende un possibile nuovo incontro tra Renzi e Berlusconi), ma non sull’Italicum, frutto di un patto messo giù quasi al dettaglio. L’intervento inaspettato di Grillo e Casaleggio rischia di rimettere in forse quella piattaforma che sembrava accontentare tutti tranne un po’ di sinistra Pd e il Nuovo Centrodestra (che vogliono le preferenze, invise all’ex Cavaliere). E difatti la dichiarazione di Matteoli è nel merito: “Grillo apre a Renzi e al Pd ma propone come condizione di dibattito una legge elettorale proporzionale. Ossia un modello che non garantisce né un vincitore certo né il bipolarismo. Probabilmente è utile solo a lasciare il Paese nel marasma. Tanto basterebbe perché Renzi, finora convinto bipolarista e assertore della necessità che dalle urne esca un vincitore, non perdesse altro tempo sulla legge elettorale. Sta a lui esprimersi e dimostrare di essere coerente. Auspico che Forza Italia prenda posizione netta e contraria a una simile ipotesi che ricaccerebbe il Paese indietro di venti anni”. Quello che non viene detto è che il “bipolarismo” è un’ansia soprattutto del centrodestra che è spezzettato in 4-5 partiti il più grande dei quali – Forza Italia – non è arrivato neanche al 17% e che solo tutto unito potrebbe sperare – con le cifre di due settimane fa – di imbastire una qualche resistenza al tornado renziano.

Il consigliere politico di Berlusconi Giovanni Toti sceglie di parlare d’altro: “Renzi incontri pure chi vuole in streaming o meno, ma dedichi la sua attenzione soprattutto ai problemi dell’Italia: le tasse e il lavoro. Ben venga il dialogo sulle riforme e sul fatto che le regole del gioco siano condivise. Forza Italia ne è convinta e per prima ha accettato di partecipare al confronto per cambiare le istituzioni”. L’europarlamentare aggiunge che “più le riforme sono condivise e meglio sarà. Ma mentre i partiti si accordano su riforme per cui occorrerà tempo, bisognerebbe fare qualcosa per ridurre le tasse e far ripartire l’economia. Altrimenti l’Italia sarà sì un Paese con istituzioni rinnovate, ma che governano su un deserto industriale e su una nazione popolata solo da disoccupati”

In una situazione del genere Osvaldo Napoli auspica un fronte comune di tutto il centrodestra, dalla Lega a Fratelli d’Italia: “In uno scenario diventato all’improvviso tanto mutevole – aggiunge Napoli – il rischio è che le riforme finiscano bruciate se entrano nel forno sbagliato. Un risultato fin qui utile per Renzi, ma decisamente dannoso per l’Italia, è la raffica di trattative avviate con i singoli interlocutori del centrodestra senza che questo schieramento abbia potuto mettere a punto una posizione comune su Titolo V, riforma del Senato e della legge elettorale”. E diventa una gara alla carta più alta, un’asta da Christie’s: “Ferma restando la positività di tutti i percorsi alternativi (referendum, ddl di iniziativa popolare, ecc) – alza la posta Raffaele Fitto – La strada maestra è quella di emendare al più presto in Parlamento, di comune accordo, l’intesa Forza Italia-Pd, convincendo il Pd e la maggioranza ad accettare la nostra integrazione presidenzialista”.

Scelta Civica, che esprime un ministro e ha una pattuglia non indifferente di parlamentari ma è praticamente sparita nelle urne, mette invece Renzi in allerta. “E’ giusto e positivo che il confronto sulla riforma della legge elettorale coinvolga tutte le forze presenti in parlamento – spiega Gianfranco Librandi – Per questo ben venga l’apertura del Movimento Cinque Stelle. A Renzi però dico di stare attento, perché é molto probabile che si tratti di un tentativo di Grillo, ormai allo sbando dopo aver portato il M5s sulle posizioni della destra xenofoba, per rallentare il percorso delle riforme, e in particolare di quella piú importante, la legge elettorale. Nella palude, infatti, Grillo ci sguazza mentre con un governo che fa le cose il M5s perde ogni ragione di esistere”. Il vicepresidente vicario e reggente del fu partito montiano, Renato Balduzzi, aggiunge: “E’ molto importante che sulle regole istituzionali ed elettorali il confronto sia a tutto campo. E siccome il Movimento 5 Stelle ha un consenso parlamentare significativo, estendere il dialogo anche a loro non può che essere un fatto positivo. E’ molto importante però che all’interno della maggioranza ci sia un grado più forte di condivisione sulle riforme, perché andare oltre il perimetro delle forze che sostengono il governo non può e non deve significare che venga sacrificata la dinamica interna alla maggioranza attraverso rapporti preferenziali con questa o quella parte dell’opposizione”. 

La sintesi forse la dà proprio Cicchitto, ma assomiglia più a un avvertimento: “E’ evidente che al Senato è di nuovo in discussione tutto: dalla riforma del medesimo avanzata da Renzi, al problema del titolo V e alla legge elettorale. Ognuno, non solo il Pd, ma anche la Lega e Forza Italia hanno qualcosa da dire. E molto da dire ha anche il Ncd, sia per quanto riguarda la riforma del Senato sia per la legge elettorale che cosi come è uscita dalla Camera va cambiata da varie parti: dalle preferenze alle quote”.