Tempi duri per la democrazia italiana. Forte del presunto oceanico consenso ricevuto alle ultime elezioni (in realtà solo il 25% tenendo conto, come è giusto che venga fatto, delle astensioni) il piccolo padre alla fiorentina liquida, con l’estromissione di Mineo e degli altri dissidenti, il pluralismo di opinioni e la democrazia nel suo partito, al fine di liquidarla nel Paese con i suoi disegni di legge in materia di soppressione del Senato e di legge elettorale antidemocratica che si accingono a passare con l’essenziale sostegno della destra berlusconiana.

Ancora una volta, il modo di procedere di Renzi si caratterizza per l’assoluto dispregio dei principi costituzionali. A venire in discussione è, in particolare, l’art. 67 sul mandato imperativo, la cui violazione fino a ieri i piddini rimproverano a Grillo. Ma a quanto pare, l’esigenza di disporre di un gruppo parlamentare formato non da persone dotate di discernimento e autonoma volontà ma da burattini, è comune un po’ a tutti i principali schieramenti parlamentari. Non a caso del resto questa esigenza, fino all’abolizione delle preferenze, era al cuore del Porcellum che Renzi e Berlusconi vorrebbero su questo ed altri aspetti riproporre.

Come scrive Domenico Gallo “Renzi pretende l’obbedienza ed esclude che il Parlamento possa decidere in autonomia in tema di riforme della Costituzione, una materia che per consolidata tradizione costituzionale è sempre stata esclusa dall’indirizzo politico di governo e riservata al Parlamento. Certo, la natura del Parlamento è stata corrotta dalla legge elettorale (il Porcellum), la quale ha attribuito ad una ristretta élite il potere esclusivo di nomina dei parlamentari che – di fatto –  sono diventati dei rappresentanti del Capo politico piuttosto che degli elettori. In questo modo è stato “neutralizzato”  l’art. 67 della Costituzione che prevede che “ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”. Anche per questo motivo la Consulta ha dichiarato incostituzionale il Porcellum e, proprio per questo, Renzi ha riproposto con l’Italicum  lo stesso istituto della nomina dall’alto dei parlamentari, per non privare il Capo politico di una prerogativa così importante”.

Né le cose vanno meglio sul fronte della presunta opposizione. Il referendum in rete bandito da Grillo e Casaleggio ha dato come risultato l’assenso dei Cinquestelle all’alleanza con il razzista e neoliberista Farage. Una bella pensata del Beppe nazionale che dimostra così di aver definitivamente esaurito la sua creatività e la sua intelligenza. Perché mai dalle opzioni possibili sono stati esclusi il gruppo della sinistra europea e i verdi? Forse perché il professor Becchi ci spiega che la distinzione fra destra e sinistra è oramai superata, contraddicendo peraltro se stesso alla fine del suo ultimo articolo in materia?

Occorre dire parole molto chiare al riguardo. La distinzione fra destra e sinistra è oggi più che mai attuale e riposa nelle tendenze stesse del capitalismo, che determina, come spiega in modo eccellente Thomas Piketty, una voragine crescente tra pochi privilegiati e una moltitudine di deprivati. Chi non vede questa voragine e non prende atto della necessità di una distinzione e di una qualificazione sociale e politica delle proprie scelte, lo fa per puro e semplice opportunismo, per lasciarsi le mani libere in modo tale da potersi alleare con chiunque, perfino, appunto, con lo  spregiudicato individuo che ha preso le redini della peggiore destra britannica.

Addio Cinquestelle, quindi? Da un certo punto di vista potrebbe anche non dispiacere, dato che, come  suggerito da un’interessante analisi effettuata già qualche tempo fa, tale Movimento ha svolto per molti aspetti la funzione di un surrogato di protesta, contribuendo ad evitare che si verificassero in Italia dure proteste di massa come invece in Grecia, Spagna, Portogallo ed altrove. Per altri aspetti, tuttavia, occorre dire che il Movimento Cinque Stelle costituisce tuttora un serbatoio di energie vive e positive che occorre evitare sia portato nel dirupo dai pifferai magici Grillo e Casaleggio i quali hanno da tempo esaurito ogni spinta propulsiva e che, se proprio hanno deciso di suicidarsi, è bene lo facciano in rigorosa solitudine.

Per tanti versi quindi l’Italia si conferma un Paese un po’ strano, popolato da ducetti e burattini, pastori e pecoroni. Cacciare i burattinai e liberare i pecoroni rappresenta quindi una condizione ineliminabile per uscire dalla nostra crisi attuale, che non è solo economica ma anche profondamente culturale e di identità. Ahi serva Italia di dolore ostello, manda a quel Paese i ducetti di ogni genere e ritroverai la tua grande bellezza! Nonostante tutto ci siamo liberati di Mussolini, Craxi e Berlusconi. Possibile non riuscire a liberarsi di Renzi e Grillo, dilettanti allo sbaraglio?