Non sarà più Re (o meglio, secondo decreto si chiamerà Maestà). Ma non sarà nemmeno un cittadino qualunque. Consegnata la corona al figlio Felipe, non appena la legge di successione approvata lo scorso mercoledì sarà pubblicata nella Gazzetta ufficiale iberica, don Juan Carlos I perderà l’inviolabilità, così come acquisita con l’art. 56 della Costituzione, rispetto ai crimini che possa aver commesso durante il suo regno.  Da allora e fino a che venga approvata una legge ad hoc, c’è un vuoto pericoloso che inquieta i circoli monarchici, nonostante la vicepremier Saénz de Santamaría abbia già fatto appello alla retroattività del privilegio.

Il fatto è che proprio quell’inviolabilità ha tutelato la Corona da alcune questioni familiari con tanto di nomi e cognomi: Albert Solá, 58 anni, e Ingrid Sartiau, 48 anni. Uno cameriere spagnolo, l’altra massaggiatrice belga, entrambi “presunti” figli illegittimi di don Juan Carlos. Insomma, con la vacatio legis che comincia il giorno della incoronazione di Felipe VI, il prossimo 19 giugno, le cose potrebbero mettersi parecchio male. Per questo il governo spagnolo ha messo il piede sull’acceleratore: se Juan Carlos perde l’inviolabilità allora godrà della condizione di “aforado”, in base alla quale non potrà essere giudicato, né civilmente né penalmente, da un tribunale comune ma solo dal Tribunal Supremo, massimo organo spagnolo, un po’ come la nostra Cassazione. 

A Madrid le massime rappresentanze dello Stato (presidente del Consiglio, ministri, deputati e senatori) godono di questa protezione speciale in merito all’esercizio del loro potere. Nel caso del Re, però – e qui il vero inghippo – il governo di Rajoy vuole ampliare la tutela a fatti commessi al di fuori dell’esercizio del potere. Come a dire che ogni azione legale, pretesa o reclamo avrà di che scontrarsi con una protezione giuridica più unica che rara.

Già due mesi fa il governo Rajoy aveva presentato alle Cortes il progetto di riforma della legge che regola il potere giudiziario: allora però si faceva riferimento solo alla protezione giuridica riservata alla regina Sofia e al principe Felipe. Il disegno di legge potrebbe dunque essere modificato in tutta fretta per introdurre anche la questione di Juan Carlos. Il presidente del Tribunal Supremo, Carlos Lesmes, in un’intervista alla Televisión Española ha detto che potrebbe essere tutto pronto “tra qualche settimana per via urgente” di una parziale riforma della legge. Ma poi ha mostrato qualche reticenza: “L’importante è fare le cose per bene, la fretta non è mai buona, soprattutto per le norme di diritto”.

Se l’inviolabilità resta, per opinione comune, retroattiva, altro dubbio legislativo rimane la responsabilità penale nei delitti comuni. Il dibattito a Madrid si fa così sempre più incandescente. L’esecutivo non ha ancora deciso come regolarizzerà il privilegio di Juan Carlos: se con una legge straordinaria o se all’interno della riforma già messa in piedi a marzo. Alcuni partiti d’opposizione hanno storto il naso, ma per la casa reale spagnola è assolutamente “ragionevole” che, una volta effettiva l’abdicazione, Juan Carlos goda della condizione di “aforado”. Spetterà poi al nuovo re, Felipe VI, assegnare a suo padre le funzioni che svolgerà da ex monarca.

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