Oggi, in teoria, gli attivisti del M5S sceglieranno con chi fare gruppo al Parlamento europeo. Una cosa sola è sicura: mai così tanti italiani si sono interessati alla politica europea come in questi giorni.

Tre le opzioni sul tavolo: gli euroscettici di Nigel Farage, i Verdi di José Bové e i conservatori dei tories inglesi. La possibilità di non fare alleanze resta “uno spauracchio” come ha detto il capo delegazione M5S Ignazio Corrao. Nei giorni scorsi si sono susseguiti gli inviti e le sirene europee, sopratutto da parte del gruppo Efd e dei Verdi.
Difficile immaginare il risultato del voto: la componente più euroscettica guarda a Farage e a un’alleanza irriverente al Parlamento, quella più ecologista e dei movimenti ai verdi per le molte battaglie in comune. Difficile che a prevalere siano i conservatori dell’Ecr, con i quali sinceramente il M5S ha davvero poco in comune – eccetto la critica all’Euro.
Ma una sola cosa è chiara: mai come in questi giorni in Italia ci si è interessati a partiti di altri Paesi e gruppi politici europei. Diciamo la verità: ma prima chi sapeva chi era Farage? Chi si era mai interessato alle politiche dell’Ukip o alla composizione dei verdi al Parlamento europeo? Al di là di quello che si possa pensare su questo o quel personaggio e alle proprie preferenze politiche, un primo effetto positivo il M5S in Europa lo ha già scaturito: ha portato un po’ di dibattito europeo in Italia, tra la gente comune, facendo sentire molti cittadini comuni, non addetti ai lavori, “europei” per la prima volta, forse neanche rendendosene conto.
Si perché essere europei vuol dire anche questo: confrontarsi con persone di altri Paesi e su questioni internazionali, magari anche in modo impacciato e grossolano, ma comunque uscendo dall’ormai ristretto confine politico nazionale che, diciamoci la verità, ormai ha davvero stancato.

Quindi, in attesa del risultato del voto degli attivisti, godiamoci questo momento di dibattito europeo, magari embrionale e un po’ impacciato, ma pur sempre europeo.

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