“Un ‘comitato di liberazione’ ha sconfitto il Pd. A determinare la sua decadenza è stata la scelta di escludermi dalle primarie”. Racconta così Vittorio Sgarbi l’esito del ballottaggio per la carica di primo cittadino di Urbino, che ha eletto con il 56 percento dei voti Maurizio Gambini. Candidato con una coalizione eterogenea: liste civiche, Ncd-Udc, una costola di Forza Italia e Verdi art. 9 con Sgarbi. Il critico d’arte rivendica un ruolo fondamentale sul risultato nella città ducale che, dopo 68 anni, ha segnato la bocciatura del Partito democratico. La cui candidata, Maria Clara Muci, si è fermata al 43 per cento.

“È una storia importante, bellissima e complessa – racconta Sgarbi – ma non è stata compresa fuori dal perimetro comunale. Il vero risultato eccezionale delle elezioni amministrative del 2014 era questo, assieme a quello di Perugia. Invece si parla di altri comuni, dove c’è sempre stata alternanza. Sembra quasi che il Pd non abbia perso”, dice. “L’apporto della mia lista è stato decisivo – precisa -, se il Pd non mi avesse escluso alle primarie avrebbe vinto. Si sono messi all’angolo da soli, perché rifiutando me hanno perso anche i Verdi. Mentre Gambini ha capito che ero un elemento innovativo, di stimolo, e mi ha chiesto di entrare nella sua coalizione”. 

Tutto è iniziato quando a gennaio Lorenzo Tempesta, dei Verdi, vicesindaco della città ducale governata dal Pd, propose a Sgarbi di candidarsi alla carica di primo cittadino. “Me l’ha chiesto per il mio approccio innovativo, per le battaglie che ho condotto per la salvezza di La Spezia. Aveva capito che sarei stato un fattore di rottura”, spiega il critico d’arte. “Ho accettato solo a patto di partecipare alle primarie di coalizione del centrosinistra”, ricorda. Allora l’alleanza con i democratici era salda. La candidatura di Sgarbi però suscitò perplessità nel Pd. Fu definita una scelta “inopportuna”, per via dei trascorsi legali del critico e la sua militanza nel centrodestra. “Un personaggio in conflitto – affermò il segretario democratico urbinate Gianfranco Fedrigucci – con la linea ideologica che il partito ha deciso di seguire in questi ultimi anni”. 

I Verdi allora decisero di non cedere, così i democratici restrinsero le primarie del 2 marzo, per le elezioni amministrative, ai soli membri del loro partito. “Il vecchio Pd, dalle vedute ristrette, si è chiuso a riccio. Ha scelto di escludermi. L’assemblea ha deliberato con 47 voti a favore e tre contro. Questi ultimi erano i renziani”, spiega Sgarbi. “Renzi – aggiunge – sicuramente mi avrebbe voluto come candidato”. Dopo la decisione dei dem, Federico Scaramucci, consigliere comunale della giunta Corbucci e renziano della prima ora, dichiarò: “Non c’era bisogno di estrometterlo a priori, anche perché siamo il Partito Democratico e la democrazia deve essere inclusiva, non esclusiva”.

La chiusura al critico d’arte segnò la definitiva rottura tra Verdi e Pd. “Dire no a lui è dire no al nostro partito”, concluse Tempesta. “Ma il Pd miope non si è curato di perdere l’alleato, certo della vittoria nel Comune – racconta Sgarbi – e dopo il primo turno ha fatto ancora peggio, non curandosi della sfida di Urbino, vista la vittoria di Pesaro. Così al ballottaggio abbiamo vinto noi, distruggendo l’apparato e facendo eleggere Gambini”. Un ex Pd, fuoriuscito 5 anni fa, che ha interpretato il malessere interno al partito creando una coalizione insieme con elementi del centrodestra e ex democratici, fra cui Francesca Crespini, assessore comunale fino a sei mesi addietro. “Il Pd ha perso, ma non si può dire che abbia vinto la destra – precisa Sgarbi – la nostra è una sinistra eretica, o meglio un’area nuova, come quella di Grillo, opposta all’establishment”.

I partiti, aggiunge il critico d’arte, “ormai non significano più niente: ad esempio in Renzi c’è molto di Berlusconi. In queste amministrative mi sono candidato a Salemi, da solo, contro centrosinistra e centrodestra. A Lucera in coalizione con il Pd. Mentre qui a Urbino contro. Questo penso basti per chiarire come la penso: il punto sono le proposte”, conclude. E Sgarbi delle idee su Urbino le ha già: “La città ha bisogno di essere valorizzata, deve essere riscoperta – dice – in Italia molti non sanno neanche che è capoluogo, alcuni pensano persino che stia in Umbria. È un luogo bellissimo, un centro fra i più importante per l’arte e la cultura. Si tratta del vero capoluogo di Regione anche se nessuno se ne è accorto”. Per questo il critico d’arte, che entrerà in giunta come assessore esterno alla cultura, o come dice lui alla rivoluzione, ha annunciato di voler cominciare provocatoriamente con un referendum che trasferisca il capoluogo regionale da Ancona alla città ducale.