Non erano 150 mila euro ma 200 mila euro. Però era il compenso per quattro anni di consulenza. Nessuna ‘intermediazione per un finanziamento illecito ad Enrico Letta’ come ha detto Roberto Pravatà. Quelle dichiarazioni sono false, anche se non so se lo querelerò”. Il commercialista Arcangelo Boldrin, tirato in ballo pesantemente dal vicedirettore generale del Consorzio Venezia Nuova, Roberto Pravatà, nega le accuse. Come risulta dal verbale raccolto dalla Guardia di Finanza il 7 agosto del 2013, Pravatà ha dichiarato: “Mazzacurati (allora presidente del Consorzio Venezia Nuova che realizza il Mose, poi arrestato, ndr) mi convocò per dirmi che il CVN avrebbe dovuto concorrere al sostenimento delle spese elettorali dell’on. Enrico Letta, che si presentava come candidato per il turno elettorale attorno al 2007 con un contributo dell’ordine di 150.000 euro. Mi disse che Enrico Letta aveva come intermediario per il Veneto, anche per tale finanziamento illecito, il dr. Arcangelo Boldrin, con studio a Mestre. In effetti venne predisposto un incarico fittizio per un’attività concernente l’arsenale di Venezia”. Al Fatto Boldrin racconta di essere il presidente dell‘Associazione Trecentosessanta per il Veneto (dal sito: “TrecentoSessanta nasce nell’estate 2007 da un’intuizione di Enrico Letta per mettere a frutto e dare continuità alla straordinaria esperienza di mobilitazione delle prime primarie del Pd”). Ricorda di avere incontrato una volta a Roma Enrico Letta con Giovanni Mazzacurati ma su un punto è fermo: “Il lavoro è stato svolto davvero e non un euro è stato girato a Enrico Lettadi Marco Lillo, montaggio di Gisella Ruccia