Se non avete mai pensato che un album di cover potesse rappresentare un preciso atto politico, sarete costretti a ricredervi. Al giro di boa dei 25 anni i Punkreas optano per l’epochè, facendo uscire un album di cover, viaggio a ritroso sulle loro personali e sedimentate memorie musicali. Radio Punkreas il titolo dell’album in uscita il 10 giugno: fin dalla copertina una nostalgia esibita come atto di volontario allontanamento da un presente che è diventato impossibile da decifrare. “Quando ci siamo messi a scrivere il nuovo album – racconta il chitarrista dei Punkreas Flaco, al secolo Fabrizio Castelli – ci siamo arresi all’evidenza di una nostra difficoltà di decodificazione del panorama politico e sociale, ciò che ha sempre fatto da sfondo alla nostra musica”.

In tempi di crisi, inevitabile il ripiegamento sul passato: “Abbiamo bisogno di nuove armi interpretative per un presente troppo fluido per essere afferrato. Così è nata l’idea di un recupero dei frammenti sparsi della loro storia musicale. Un orizzonte di ispirazione che si muove disinvolto tra colonne sonore da pomiciate adolescenziali (una divertente Reality, colonna sonora de Il tempo delle mele, in versione punk) e la denuncia della polizia corrotta ne Il poliziotto di Alberto Radius, tra Enzo Jannacci e i Subsonica, Ivan Graziani e i Cccp. “Abbiamo avuto la fortuna di coinvolgere direttamente gli autori originali, che hanno compreso la nostra volontà di un omaggio musicale trans-generazionale e hanno partecipato all’album”.

Così i Punkreas hanno masticato nella loro lingua i pezzi che più si prestavano alla loro personale rilettura. Quasi sempre: una delle eccezioni più sorprendenti riguarda i padri nobili Cccp con una cover di Io sto bene sulle note retrò di una melodia da organetto francese. “Il confronto coi Cccp era un passaggio ineludibile – continua Flaco – ma non volevamo rischiare una banale replica dell’originale. Stravolgendola completamente abbiamo voluto sottrarla al suo contesto storico e temporale, riattualizzarla invecchiandola”. Singolare paradosso che si ripropone nella versione made in Punkreas de Il mondo di Jimmy Fontana, con un video che è un montaggio di video-selfie di amici e fan raccolti nell’arco di mesi da ogni angolo della terra.

Il mondo è un outsider nel panorama della musica melodica italiana: niente rime cuore-amore, ma un’inedita visione cosmica. Ci è piaciuto giocare, nel video, sul contrasto tra quel mondo anni Sessanta ancora aperto a possibilità di esplorazione e la contemporaneità di un universo costantemente monitorato e svelato attraverso la rete e i media digitali”. Una contemporaneità di fronte alla quale la lucida capacità di analisi si annebbia. “Quando abbiamo cominciato, nel 1989, avevamo la coscienza di quel flusso costante di alimentazione che dalla musica passava ai movimenti sociali e viceversa. I centri sociali, luoghi concreti di aggregazione e condivisione, se non di ideologie, almeno di aspettative, erano il nostro riferimento materiale”, continua Flaco. “Oggi, e non solo perché i nostri vent’anni sono sempre i più belli, quella materialità, quella sensazione di avere punti di appoggio da cui partire si è liquefatta. In potenza abbiamo a disposizione il mondo, ma di fatto se ne avverte la virtualità sfuggente. Non più soggetti precisi, persone con cui fare, costruire, ma un unico soggetto virtuale che a sua volta è fruitore di altre realtà virtuali”. Una realtà che a livello musicale si riflette sul diverso peso assunto dal momento promozionale rispetto a quello produttivo e distributivo.

“Sono finiti i tempi in cui le case discografiche avevano un potere derivante dall’essere uniche detentrici dei mezzi di produzione e distribuzione – continua Flaco – Oggi non siamo distanti da una produzione autarchica e casalinga. Ancor più sul versante della distribuzione: pensiamo ad i-Tunes”. Maggiore democraticità? “Non esattamente, perché servono ancora appoggi solidi per avere una reale visibilità mediatica”. Nonostante la sospensione di giudizio su un presente inestricabile non rinunciano, i Punkreas, a dire la propria sul presente.

“Un grande carnevale, ecco quello che vedo. Un Salvini che ancora delira sui piccoli spacciatori in libertà sfugge al mio raziocinio. Non si può pensare di riesumare lo zolverrein: l’Europa è l’unica prospettiva seria, ma alle ultime elezioni è emerso tutto il provincialismo italiano, il voto europeo usato per attizzare le piccole scaramucce politiche nostrane”. Una via d’uscita? “Non lasciarsi schiacciare dalla logica del bisogno da soddisfare nell’immediato, costruire visioni politiche, ad ampio raggio e a lunga gittata. Faccio sempre più fatica a crederci, ma ho due figli, è una speranza dovuta”, conclude Flaco. Fatichiamo anche noi, ma a credere che non abbiano più niente da dire. Nel frattempo potete ascoltarli nel nuovo tour: tappa il 13 giugno a Medicina (Bo), a Mesero (Mi) il 21, il 16 luglio a Carpi e il 2 agosto a Pinarella di Cervia. Il calendario completo sul sito