In Italia e in Inghilterra sono in tanti a pensare che la vittima sacrificale del Gruppo D sarà l’Uruguay, schiacciata dalle due potenze europee. Ma al sorteggio, lo scorso dicembre, erano gli uruguagi, e non gli inglesi e tantomeno gli azzurri, ad essere testa di serie. Meritatamente: quarti ai Mondiali di Sudafrica 2010, campioni del Sudamerica nel 2011, quarti anche alla Confederations Cup del 2013. La “Celeste” in Brasile venderà cara la pelle. Anzi, forse può essere considerata addirittura la favorita del girone, per quanto visto nelle ultime partite e per la maggior attitudine a giocare nelle particolari condizioni in cui si svolgeranno i mondiali brasiliani.

Oscar Tabarez, vecchia conoscenza del calcio italiano (ha allenato Milan e Cagliari), ha a disposizione una rosa solida, profonda e completa, ricca di giocatori che militano o hanno militato nella nostra Serie A. Ma tutto ruoterà intorno alla presenza di Luis Suarez. O alla sua assenza: perché la stella del Liverpool sarà in dubbio fino alla vigilia del debutto. A fine maggio si è operato al menisco in seguito ad una lesione procuratasi in allenamento. È riuscito a rientrare nella lista dei 23, con un recupero prodigioso che ricorda per certi aspetti quello di Franco Baresi a Usa ’94 (infortunio nella partita d’esordio, in campo nella finale appena 25 giorni dopo). Ma qui c’è davanti un intero torneo da disputare: anche dovesse farcela (verosimilmente più per la sfida con l’Inghilterra, che per il debutto col Costa Rica), sulle sue condizioni c’è più di un’incognita.

E per l’Uruguay avere un Suarez a mezzo servizio, o non averlo proprio, fa una grande differenza. Ora che Diego Forlan (miglior giocatore dell’edizione 2010) è nella fase discendente della sua carriera, la Celeste è stata presa per mano dal campione del Liverpool. Anche se Tabarez può contare pure su un certo Edinson Cavani, fino ad oggi mai protagonista in nazionale come lo è stato nelle squadre di club. Senza Suarez, potrebbe essere la sua occasione per conquistare la leadership anche della Celeste. Che comunque ha i suoi veri punti di forza non davanti, ma in difesa. Protetta da un centrocampo muscolare, con gli “italiani” Perez, Gargano e Gonzalez (ma anche la fantasia dell’ex Bologna Ramirez, o del trequartista Lodeiro), la retroguardia uruguagia è una delle più affidabili dell’intero torneo. Al centro il capitano Diego Lugano è affiancato da Diego Godin, protagonista con l’Atletico Madrid di una stagione straordinaria (ha anche segnato il gol scudetto al Camp Nou contro il Barcellona), che lo ha consacrato come uno dei migliori centrali al mondo. Mentre sulle fasce c’è la copertura e l’esperienza dello juventino Caceres e di Maxi Pereira.

Fare gol all’Uruguay sarà estremamente difficile. E queste garanzie in difesa, se davanti hai gente del calibro di Suarez e Cavani, possono far sperare. Il piano tattico di Tabarez è sostanzialmente questo. Poco spettacolare, forse, ma efficace. Nelle amichevoli pre-mondiali la Celeste ha vinto agevolmente con Irlanda del Nord e Slovenia, mentre azzurri e inglesi stentavano contro Lussemburgo e Honduras. I giocatori si trovano a meraviglia nel clima e nell’atmosfera degli stadi brasiliani. E, se non bastasse, c’è anche la spinta della storia: quel mondiale vinto nel ’50, l’ultimo della Celeste, al Maracana, nel tempio del futbol brasiliano. Suarez permettendo, le avversarie sono avvisate. E non solo l’Italia e l’Inghilterra.

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