Qualche tempo fa apparve la notizia che la pubblicazione più diffusa al mondo non fosse la Bibbia, ma il catalogo dell’Ikea. Ikea: una potenza mondiale con ben 345 negozi in 42 paesi e 21 nella sola Italia. Ed anche un bel biglietto da visita per la Svezia, posto che i colori Ikea sono quelli della bandiera del paese scandinavo.

Non voglio qui entrare nel merito di due questioni che pure avrebbero la loro importanza: una sarebbe quella del numero di imprese artigiane che sono scomparse a causa della nascita di questo colosso, e due quella della qualità dei materiali. Non sono di mia competenza.

Piuttosto quello che invece mi preme osservare è la contraddizione tra l’aspetto così rassicurante ed ecosostenibile che l’Ikea si è costruita addosso e la sua politica di apertura di nuovi centri commerciali.

Entrate nel mondo Ikea e troverete che tutto punta verso una maggiore sostenibilità: dai led delle lampadine, all’energia prodotta da fonti rinnovabili, fino alle matitine per farsi i progetti per la casa. Un apposito video spiega cosa fa Ikea per il pianeta.

Peccato però che quando si tratta di aprire nuovi centri commerciali, Ikea non sia così attenta all’ambiente. A Collegno, alla periferia di Torino, inaugurò nel 2009 un negozio che è anche il più grande d’Italia (33.000 mq) su terreni agricoli di prima qualità.

Non contenta di avere appunto questo enorme spazio espositivo, eccola richiedere di poterne aprire uno nuovo a pochi chilometri in linea d’aria, in Comune di La Loggia: questa volta sarebbero stati 16 gli ettari di terreno fertile che sarebbe stato sacrificato sull’altare dei “pacchi”. “Sarebbero” perché con una decisione che davvero ha dello storico il progetto fu bocciato dalla Provincia di Torino il 22 luglio 2011, in coerenza peraltro con il proprio Piano territoriale che prevede appunto che non si possano sacrificare nuovi terreni agricoli.

A nulla valsero le preghiere dei fedeli affinché si avverasse il miracolo: “il parroco di La Loggia, don Ruggero Marini, aveva lanciato un appello in chiesa invitando i cittadini a pregare per l’arrivo di Ikea.

Per tutta risposta, Ikea ha promesso di non investire più in tutto il Piemonte. Tie’!

Ma Ikea è comunque più viva che mai ed ecco che probabilmente presto oltre 74.000 metri quadrati saranno sacrificati tra i comuni di Cerro Maggiore e Rescaldina, tra Varese e Milano. Qui la gente non è tanto entusiasta come lo era a La Loggia e soprattutto non è entusiasta la Confcommercio.

L’associazione Salviamo il Paesaggio si è fatto portatrice della voce di coloro che di terreni agricoli sacrificati sull’altare delle mega strutture commerciali comincia ad averne un po’ le scatole piene.

P.s: i metri quadrati non sono 74mila, ma addirittura 300mila.