Una riflessione sui mutamenti politici avvenuti dopo le ultime elezioni europee è necessaria e urgente anche alla luce, a mio avviso, dello spostamento su posizioni reazionarie dell’elettorato italiano.

Il 40% del Pd è frutto indubbiamente delle capacità renziane di puntare ad un elettorato moderato, sicuramente non di sinistra, che si rifà a posizioni più centriste. Le posizioni moderate, infatti, in questo paese, premiano da sempre e denotano quanto sia difficile far diventare l’Italia un paese diverso. E premiano talmente tanto che Grillo, l’esponente più carismatico del M5S, è andato da Bruno Vespa a raschiare il fondo del barile provando a convincere gli elettori di essere un buon democratico e un buon padre di famiglia, per poi andare a chiacchierare in Europa con Farage che, come il suo partito (Ukip), proviene dalla destra conservatrice e razzista inglese.

I militanti dei principali partiti (Pd e M5S) possono dire quello che vogliono, raccontarsela fino allo sfinimento, ma queste elezioni hanno segnato non tanto una svolta a destra, quando una svolta reazionaria. I toni da campagna elettorale sono stati pessimi: da una parte Renzi a Napoli elogiava la patria, le forze dell’ordine e l’inno nazionale, dall’altro Grillo chiamava Peste Rossa (come il verso presente nella canzone “SS marschiert”

“E ora siamo pronti per l’ultima lotta/Contro la peste rossa /Le SS non riposano, distruggono!”) le lotte operaie di Piombino, identificandole come il vero problema del fallimento dell’altoforno. Senza trascurare poi il solito richiamo alle forze dell’ordine a votare compatte per il M5S, ricordo che sono le stesse forze dell’ordine che da Genova 2001 non hanno fatto altro che continuare ad abusare del loro potere, compiendo omicidi e abusi in questi ultimi 13 anni.

Quello che mi stupisce di più è appunto questo atteggiamento cieco nell’analizzare la realtà, sembra quasi che in un certo qual modo ci sia la volontà di non voler vedere il dispiegamento di forze in campo e di conseguenza una volontà di vedere solo quello che fa comodo. Sto parlando di come, sia da una parte che dall’altra, cioè sia nel Pd che nel M5S, tra i militanti sia viva la più ferrea determinazione nello spostare il baricentro a sinistra. Ecco, mettetevela via, non accadrà mai. Dal momento in cui, da un punto di vista elettorale, viene premiata una strategia politica che porta voti, automaticamente è impossibile cambiarla. E se la strategia vincente è spostarsi verso il centro o verso destra (dipende dal punto di vista), direi che questa strategia politica è irreversibile e immodificabile.

Sono dell’idea che in questo periodo in Italia abbiamo l’ondata più reazionaria che ci sia mai stata negli ultimi vent’anni anni. Se al posto che Europee fossero state elezioni politiche, la somma dei voti a destra arriverebbe al 30%, e con il M5S al 22%, il totale farebbe 52%. Se poi consideriamo che il Pd è diventato un partito di centro che prende il 40%, è facile arrivare alle conclusioni.

E comunque il vento reazionario e/o di destra premia poi tutta l’Europa: il partito della Le Pen e il centro destra in Francia, Ukip in Inghilterra, le varie destre in Ungheria e in generale un po’ in tutti gli Stati che hanno partecipato a queste elezioni europee.
Non voglio lanciare un allarme, ma una preoccupazione. E cioè di come al posto che svolgere un ruolo anche pedagogico ed educativo dal basso, verso la popolazione, la politica stia seguendo gli andazzi del popolo che, per una strana ragione storica, viene visto come il detentore della ragione. E quando ha ragione il popolo, quanto tutto diventa massa e scompare l’individuo, storicamente dobbiamo preoccuparci. Ecco io starei molto attento a dare ragione al popolo a priori, sarebbe bello cercare anche di capire quali tensioni sociali vive questo popolo, provando a creare le condizioni tali per predisporlo autonomamente alla risoluzione dei vari problemi. La questione però è che non c’è questa volontà e non è mai esistita per due motivi: il popolo non ha possibilità di fare né autocoscienze né autoanalisi per capire cosa non va; inoltre i voti fanno gola e spesso si è disposti a scendere a patti con il nemico per la gestione del potere.

Soluzioni purtroppo non riesco a vederne, anche perché tutti sembrano presi da questa foga incredibile di credere ciecamente, cioè appunto senza guardare le evidenti ed irrisolvibili contraddizioni dei rispettivi partiti o movimenti, eliminando in questo modo ogni forma di coscienza critica costruttiva. Sta diventando, o lo è sempre stato, non lo so, tutto molto dogmatico. Questo dimostra come la volontà di delegare venga sempre presa a braccia aperte da chi vuole governare. Per farvi capire cosa intendo, vi lascio le parole di un grande regista: Mario Monicielli. Secondo me, a distanza di quattro anni da un’intervista, rimangono illuminanti:

“Avete visto il pagliaccio che stava lassù cosa ha combinato? Ha fatto l’impero, ha fatto fare le falangi romane lungo via dell’impero, ha fatto le guerre coloniali, ci ha mandato in guerra. Eravamo tutti contenti perché c’era uno che guidava, ci pensava lui: il Mussolini ha sempre ragione, lasciamolo lavorare. Tutti stavano boni e zitti. [Gli italiani di allora assomigliano agli italiani di adesso], ora hanno detto vedi c’è questo grande imprenditore che ha detto lasciatemi governare, votatemi perché io mi sono fatto da solo, sono un lavoratore, sono diventato miliardario, vi farò diventare tutti milionari. Benissimo, a’voglia e avanti. Sono quindici anni che tutti quanti aspettano e credono… gli italiani sono fatti così, vogliono che qualcuno pensi per loro e poi se va bene va bene, se va male poi lo impiccano a testa sotto. Questo è l’italiano.”