“Con questo processo mi hanno sporcato la toga”. L’avvocato Rosalba Di Gregorio non usa giri di parole. Per trent’anni legale di numerosi boss mafiosi, è stata avvocato anche di quattro tra i sette innocenti ingiustamente condannati per la strage di via d’Amelio, a Palermo, dove il 19 luglio vennero assassinati Paolo Borsellino e gli uomini della sua scorta. Testimone chiave di quel processo un pentito fasullo, Vincenzo Scarantino, costretto ad autoaccusarsi del furto della Fiat 126, poi trasformata in autobomba. “Quello – spiega Di Gregorio a ilfattoquotidiano.it – è l’unico processo dove il collegio di difesa ha fatto gruppo, ma era una lotta impari: essere privati degli elementi di prova che ti toccano di diritto, essere additati in maniera maligna. Il momento peggiore è stato quando il procuratore generale ha concluso il processo dicendo: faccio notare che questi difensori non hanno mai pronunciato le parole ‘povero dottore Borsellino’. A quel punto ho reagito in modo veemente: per noi rispettare il dottore Borsellino e fare un processo vero, non credendo al falso pentito Scarantino”. Adesso, dopo il pentimento di Gaspare Spatuzza, la procura di Caltanissetta sta cercando di riscrivere alcuni passaggi dell’eccidio di via d’Amelio. Nel libro “Dalla Parte Sbagliata”, scritto con la giornalista Dina Lauricella, l’avvocato Di Gregorio ha raccontato la sua esperienza al processo Borsellino bis, quello basato sulle accuse false di Scarantino. “Ho scritto questo libro – ha detto – perché dopo quel processo credevo che l’offesa alla mia toga, alla mia professionalità, richiedesse un momento di manifestazione all’esterno di tutto quello che era stato questo processo”  di Giuseppe Pipitone e Silvia Bellotti