Il Monte dei Paschi di Siena dà il via all’aumento di capitale da 5 miliardi di euro. E si prepara a rimborsare 3 dei 4 miliardi di aiuti di Stato ricevuti attraverso i Monti bond e per i quali ha appena ricevuto dal Tesoro lo slittamento di un mese – dal 1 luglio all’1 agosto – “della data di pagamento degli interessi maturati per l’esercizio 2013”. Un risultato, ricorda il Codacons, possibile solo grazie all’intervento della Commissione europea che, sulla scia delle segnalazioni dei consumatori, ha intimato a Mps di restituire tre miliardi di aiuti entro il 2014 oppure, in alternativa, convertire i Monti bond in azioni, nazionalizzando la banca. Con questa operazione la banca senese, che in Borsa vale poco più della metà dell’aumento (3 miliardi), si lascia alle spalle un periodo buio su cui ancora è in corso un’inchiesta da parte della Procura di Siena, che venerdì scorso ha chiesto la condanna a sette anni per l’ex presidente, Giuseppe Mussari, per la vicenda del derivato Alexandria usato per truccare i conti del gruppo.

Ma il futuro della più antica banca del mondo, che è stata costretta a vendere le nuove azioni con uno sconto del 35,5%, resta incerto. Perché alla fine della ricapitalizzazione (il 27 giugno) la struttura azionaria di Rocca Salimbeni sarà molto diversa dall’attuale. La Fondazione Mps, che fino a tre anni fa controllava la banca, attualmente ha nelle proprie mani appena il 2,5% del capitale, ma ha stretto un patto di ferro con i due soci stranieri, Fintech e Btg Pactual, per la gestione congiunta di un pacchetto pari al 9%. Non solo: l‘ente presieduto da Antonella Mansi, artefice della ristrutturazione della Fondazione e dichiaratasi “indisponibile” a un nuovo mandato di presidente, è anche alla ricerca di altri alleati, soprattutto tra i fondi, con l’obiettivo di continuare ad avere un ruolo nella vita della banca che è stata in passato ostaggio della politica locale. E le cose non cambieranno con il cambio al vertice, atteso a breve dopo che, lunedì, la Deputazione generale ha dato il via libera al bilancio 2013 (chiuso con il ritorno all’utile)E’ quindi legittima la preoccupazione di soci stranieri come Axa, che teme possano esserci “azionisti che pesino più degli altri” rispetto alle azioni in portafoglio e domanda una “governance chiara” sulla quale vigilino “i controllori e la Banca d’Italia”.

Anche perché lo statuto di Mps stabilisce che, in occasione dell’assemblea, la lista che ha più voti ottiene automaticamente la metà dei posti nel consiglio di amministrazione. Consiglio che dovrà essere rinnovato a metà del prossimo anno. Il tema è particolarmente caro al presidente Alessandro Profumo, che in un futuro non troppo lontano potrebbe anche rischiare di uscire dalla partita senese. Uno scenario simile del resto fu sfiorato già nel dicembre scorso, quando il banchiere si scontrò proprio con la Fondazione sui tempi e l’ammontare della ricapitalizzazione. Non sorprende quindi che Profumo abbia deciso di rilasciare al quotidiano economico britannico Financial Times un’intervista in cui chiama a raccolta i capitali stranieri: “Abbiamo bisogno di avere tutti i diversi tipi di investitori – ha spiegato – quindi dobbiamo continuare a lavorare come abbiamo fatto negli ultimi due anni per diventare sempre più attraenti per soci a lungo termine”. Non solo: il presidente di Mps ha anche rivendicato i risultati raggiunti, spiegando che costi e ricavi di Mps “sono meglio di quello che avevamo nel piano” e precisando che “Finora abbiamo vinto tutte le scommesse”. Difficile dire, ad oggi, se tanto basterà per un rinnovo ai vertici della banca. Le cui azioni lunedì, all’avvio della ricapitalizzazione, sono state sospese dalle quotazioni per quasi tutta la giornata per eccesso di rialzo e hanno poi chiuso con un balzo del 19,84%. I diritti di opzione esercitabili per l’aumento, invece, sono andati a picco, perdendo il 7%.