Quando il ciel di Milano si dipinse di blu 

Il 6 gennaio 2011 la maglia azzurra ha festeggiato il secolo. Fu indossata per la prima volta il 6 gennaio 1911, in un’amichevole giocata all’Arena Civica di una Milano innevata, davanti a circa 5.000 spettatori, contro l’Ungheria (che vinse di misura: 1 a 0). L’azzurro tendeva al celeste, e il colletto era quello d’una polo; i pantaloncini erano bianchi, i calzettoni neri rigati di bianco. Il 26 maggio 1910, alla sua seconda gara ufficiale, la Nazionale aveva perso a Budapest, ancora contro i fortissimi magiari, per 6 a 1; il 15 maggio 1910 aveva invece battuto la Francia, all’Arena Civica di Milano, con un altro punteggio tennistico (6 a 2).

Nei primi due incontri del 1910 l’Italia portava una maglia bianca, con appuntato un nastro tricolore. C’è chi ipotizza si fosse voluto riproporre il colore della casacca della Pro Vercelli (la squadra, al tempo, più forte). Un’altra teoria, più accreditata, sostiene che su quella scelta avesse pesato il fatto che non si fosse ancora deciso quale colore indossare; la preferenza per il bianco, insomma, sarebbe parsa l’opzione meno impegnativa. Dal bianco alla parentesi del nero: con la decisione di Mussolini, una prima volta nel 1935 (il 17 febbraio, per un’amichevole a Roma con la Francia), e poi nelle Olimpiadi del 1936 e nelle prime due gare dei mondiali del 1938, di far gareggiare i calciatori italiani in maglia nera; il colletto, nel frattempo, era diventato a V. In una partita disputata a Fiume il 7 febbraio 1920, contro una rappresentativa cittadina, i militari italiani volontari al seguito di Gabriele d’Annunzio, che l’aveva ideato, avevano esibito sulla maglia un bello scudo tricolore. 

Prêt à changer: parlano gli sponsor

Sull’azzurro, nel 1911, più che la neve – con cui, s’è pensato, si sarebbero altrimenti confuse le maglie dei giocatori – pesò l’omaggio al blu Savoia, un po’ più scuro del pervinca. Il Ventennio, allo stemma, aggiunge la corona e il fascio littorio. Cadono, l’una e l’altro, con la fine del regime e l’avvento della Repubblica, e lo scudo crociato sabaudo cede (la prima volta il 27 aprile 1947, in una partita giocata a Firenze con la Svizzera) a uno scontornato tricolore. La maglia resta azzurra, ma la sua foggia muta: il colletto non è più a V, e porta ora i laccetti; durerà poco, perché questi presto scompariranno e arriverà il girocollo.

Negli anni Cinquanta lo stemma si arricchisce della scritta ITALIA, riprodotta in lettere d’oro. Nel 1962 (mondiali cileni) via il girocollo, ricompare il colletto da polo. Nel 1966 (mondiali ‘coreani’) le casacche diventano due: una a V (maniche corte), una a girocollo (maniche lunghe); sarà così anche nelle partite di qualificazione agli Europei belgolandesi del 2000. Nel 1974, sul risvolto dei calzettoni (blu), si materializzano tre strisce bianche: sono le stesse del logo dell’Adidas, il primo sponsor tecnico della Nazionale. Nel 1982 ricompare sulla maglia il colletto alla polo, bordato – come le maniche – da una fettuccia tricolore. Un profilo a contrasto. Non più così nel 1992, con le piccole piramidi a gradoni che hanno al contempo sostituito le righe di dieci anni prima; agli Europei del 1996 le rifiniture tricolori scompaiono del tutto, e diventano d’un bel bianco e bronzo. Lo sponsor tecnico della Nazionale (dal 1995) è la Nike, che aveva all’inizio riproposto, per il bordo maglia, una fettuccia tricolore simile a quella della casacca del 1982.

Felini d’abbigliamento e nuove linee 

Il 2003 segna l’avvio della collaborazione con la tedesca Puma. Le maglie si personalizzano, anche se non sempre convincono. La più bella è quella indossata ai mondiali sudafricani (2010), solcata da righe bianche, somiglianti agli spallacci di un’armatura, che disegnavano quasi una S lungo le maniche e giungevano fin quasi alla base del collo.

In Brasile gli azzurri porteranno come maglia “da casa” una polo con collo a tre bottoni, filettata di bianco lungo i fianchi; sul bordo manica, ma non lo fascia per intero, il profilo tricolore a contrasto del modello indossato nel 1982. Bianca, e gessata in azzurro, la casacca “da trasferta”. Qui è azzurro anche il bordo manica, nemmeno in questo caso fasciato tutt’intorno. A far mostra del tricolore, per effetto del bianco interposto fra le due righe di diverso colore (verde e rosso), la doppia filettatura sui fianchi. A protezione, forse, di altri fianchi.