I risultati dei ballottaggi fanno salire la temperatura tra le file di Forza Italia. La clamorosa sconfitta incassata a Pavia da Alessandro Cattaneo, il volto nuovo che Berlusconi avrebbe voluto lanciare sul panorama politico nazionale, ha portato ad un nuovo scontro tra le due maggiori fazioni interne alla creatura dell’ex cavaliere. Da una parte Raffaele Fitto, uomo in ascesa in FI in virtù del risultato elettorale del 25 maggio, che chiede il rinnovamento dei vertici dopo lo scontro a distanza con il leader di 10 giorni fa sulla necessità delle primarie; dall’altra Giovanni Toti, coordinatore nazionale designato dal leader, che dà la colpa agli scandali a suon di tangenti scoppiati al Nord.

Fitto, l’uomo delle preferenze in Puglia, che secondo molti proprio in virtù del risultato delle urne ha lanciato un’Opa sul partito, agisce su un doppio binario: con una mano annulla il suo incontro il 13 giugno a Napoli dopo che nel capoluogo campano è stata convocata un’altra manifestazione di Forza Italia, senza che nessuno, dice, gli abbia detto nulla; con l’altra torna a chiedere un rimescolamento del mazzo: ” Gli elettori ci chiedono unità, un nuovo programma, e un forte rinnovamento organizzativo“. 

Sulla stessa lunghezza d’onda si sintonizza Mara Carfagna: “E’ necessario affrontare, con coraggio, un percorso di rifondazione del nostro partito  – si legge in un editoriale dell’ex ministro delle Pari Opportunità pubblicato da Thinknews, il quotidiano online da lei diretto – che sia in grado di dare nuova linfa al nostro rapporto con i cittadini. Questo non è il momento di difendere il potere, ma il momento di ricordarsi che in una democrazia rappresentativa questo potere ci è concesso dal popolo. E va utilizzato per il popolo”.

 Toti, da parte sua, alza gli occhi al Nord, dove si è consumata la sconfitta di Pavia. “Al Nord siamo andati peggio di quanto ci immaginavamo”, è il peana del consigliere politico di Berlusconi. “Il risultato di Pavia non me l’aspettavo”, dichiara quello che nei fatti è il numero due di FI,secondo cui “esiste un problema settentrionale, dobbiamo ragionare sullo sviluppo del rapporto con le categorie produttive e sulla questione morale”, conclude riferendosi agli scandali che hanno travolto le grandi opere in Italia, Mose ed Expo in primis. Per il delfino dell’ex premier il centrodestra va rimesso in piedi «attraverso il dialogo con la Lega, con Fdi e Ncd, dobbiamo creare un’alternativa al governo Renzi che ci piace sempre meno».

E alla discussione interna non ha voluto far mancare il proprio apporto neanche Roberto Maroni, governatore leghista della Lombardia, storico alleato di Forza Italia, ma che ora auspica un cambio al vertice del partito: “Bisogna far capire che serve un rinnovamento. La Lega lo ha fatto con Matteo Salvini e ha funzionato. Mi auguro che i colloqui in corso con Forza Italia possano portare a questo”.