Non si placano le polemiche sullo spot Rai con il Cristo Redentore di Rio de Janeiro, in bilico tra il sacro e il profano, tra la pura offesa del sentimento religioso e una possibile fonte di guadagno per chi della statua ne detiene il copyright. Lo spot è quello della Rai per il Mondiale di Brasile 2014, in cui la scena finale vede vestita con la maglia di Cassano la statua del Cristo che sovrasta Rio de Janeiro: la mastodontica opera art deco risalente agli inizi del secolo scorso, 30 metri di altezza più 8 di piedistallo per un’apertura delle braccia di 28 metri, diventata simbolo della città e di un intero paese. All’inizio la polemica era sulla convenienza etica, morale e religiosa di questo spot televisivo, quasi a certificare il celebre aforisma di Pasolini che voleva “il calcio ultima rappresentazione sacra del nostro tempo”.

Dopo un duro editoriale del direttore di Famiglia Cristiana, si era espresso il direttore dell’Ufficio Nazionale per la pastorale del tempo libero, turismo e sport, don Mario Lusek, che aveva parlato di “fastidio” della Santa Sede. Poi era intervenuto anche Edio Costantini, presidente del Centro Sportivo Italiano e ideatore della Clericus Cup – il campionato di calcio per preti e seminaristi del Vaticano – che aveva detto: “In un tempo in cui i valori religiosi sembrano diventati quasi insignificanti e tutto è diventato commercio, è giusto che si faccia sentire l’indignazione anche con un atto di forza”. Aggiungendo poi: “Viviamo in un mondo che ha messo Dio in panchina”.

Infine, dopo l’etica a interessarsi della statua di Cristo vestita da Cassano è intervenuta l’economia, con l’arcidiocesi della città carioca pronta a chiedere 7 milioni di euro alla Rai per violazione del copyright del Cristo Redentore. I diritti d’immagine della statua che dalla cima del monte Corcovado sovrasta Rio, sono infatti di proprietà della stessa arcidiocesi di Rio, che attraverso i suoi legali è pronta a chiedere i danni alla Rai. “L’Arcidiocesi si sente oltraggiata – ha detto Alessandro Maria Tirelli, avvocato italiano che ha inviato la notifica alla Rai e che collabora con il collega brasiliano Rodrigo Grazioli -. E’ come se per pubblicizzare un programma, la tv brasiliana utilizzasse le ballerine di samba insieme ai gladiatori del Colosseo. E’ un insulto a un simbolo nazionale”. Sentita da ilfattoquotidiano.it, il direttore della comunicazione e delle relazioni esterne della Rai Costanza Escaplon, dice: “Esamineremo in maniera approfondita la questione, per ora ci riserviamo di non commentare”.

Chi ha commentato, invece, è stato monsignor Antonio Interguglielmi, cappellano della Rai. E ha espresso parole chiare: “Mi è sembrata una polemica eccessiva – ha detto – Che il Cristo con la maglia di Cassano sia un po’ blasfemo non c’è dubbio, ma non ne farei una questione monetaria. A me tutto sommato è sembrata una cosa non voluta – è stato il parere del cappellano Rai – E’ certamente prudente il ritiro dello spot, ma basterebbero scuse ufficiali senza troppi polveroni e tanto meno richieste di soldi”.

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