Parto dal successo del Movimento Cinque Stelle a Livorno. Compagni di sinistra parlano di liberazione, dicono che è stato espugnato un fortino, spiegano che alcuni hanno votato turandosi il naso, altri più convintamente e nella consapevolezza che tante sono le cose in comune tra elettori di sinistra e quella rappresentanza del M5S. Perché c’è un pezzo di sinistra che vuole il Pd fuori dalle amministrazioni e reputa apparente il maquillage realizzato dalla sua nuova classe dirigente. Di risultati come questo bisogna prendere atto.

Molta sinistra vota il Movimento Cinque Stelle. Tanta sinistra è Movimento Cinque Stelle. Ed è quella sinistra, forse, che si è rotta le scatole di frammentazione, duri purismi, di gente che non sa far sopravvivere una lista, e qui parlo di Tsipras, in cui ci si metta d’accordo su almeno un paio di obiettivi comuni. Mi pare che la gente di sinistra in generale si sia rotta le scatole di vedere implodere progetti improbabili in cui ora c’è un magistrato come testimonial, domani un intellettuale, poi la squadra di garanti e firme eccellenti, per quanto non è detto che qualcuno le conosca, ricorrendo perfino a un leader che sta in un’altra nazione. 

E quel che è successo in questi giorni? Difendo il diritto di cambiare idea. Solo gli sciocchi la pensano sempre allo stesso modo e il pensiero può evolvere, approfondire, cercare risposte, coltivare dubbi, curiosare per ottenere risposte che soddisfino la propria voglia di conoscenza, ma se prendi un impegno di lavoro, un impegno che riguarda una delega, una rappresentanza istituzionale, se prendi un impegno con partiti che sulle tue parole basano anche le proprie scelte, è più corretto o quantomeno consigliabile un preavviso, una rinuncia, un confronto, una discussione chiara. Se prendo un impegno di lavoro e nel bel mezzo della faccenda io cambio idea ho il dovere di rinunciare a quel lavoro. Così almeno io la penso.

Ed è curioso che in questi giorni proprio alcune delle persone più rigide (ed è un eufemismo) quando si parla di differenza di opinioni, a volte proprio le stesse che fino a qualche settimana fa hanno messo il web a ferro e fuoco per raccontare come il bikini di Paola Bacchiddu avrebbe danneggiato la Lista, quelle che raccontavano come una foto esposta su una bacheca personale dovesse essere relazionata e decisa da un presunto comitato centrale e oggi dicono che bene fanno garanti e Spinelli a decidere senza relazionare alcunché, curioso che proprio queste persone ora difendano la scelta di Barbara Spinelli, perciò anche quella dei garanti che l’avrebbero sollecitata in quella direzione. Si sono valutate le conseguenze? E che dire di chi oggi riempie il web di gnègnèismi la cui sintesi è: avesse lasciato a casa Eleonora Forenza (Prc) non ci sarebbe stata questa sollevazione popolare. 

Solo chi pensa alla politica come un derby, chi l’ha pensata sempre e solo così, chi ha preso le parti di Spinelli nel caso Bacchiddu e chi prende le parti di Spinelli ancora per tenere fede a un patto non scritto di cordata identitaria, chi pensa la politica sia da considerarsi un luogo in cui critiche, consensi e dissensi si misurano solo in termini personalistici, avendo introiettato fino alla fine i classici cliché leaderistici (povero Max Weber!) per quanto dicano di ripudiarli, solo chi pensa alla politica come ad un continuo scontro tra fazioni avversarie invece che un dialogo civile e costante per raccontare un mondo plurale in cui bisogna trovare forme di coesistenza sulla base di principi comuni, primo tra tutti il rispetto per l’autodeterminazione, solo chi, perciò, gestisce la politica come fosse il proprio orticello, in chiave proprietaria, a difesa di un branco, può ritenere che la questione della Spinelli possa essere archiviata in questo modo.

Personalmente troverei atroce quella scelta anche se a casa fosse rimasta Eleonora Forenza, e poco valgono le accuse a posteriori circa la presunta indecisione di SeL sul gruppo di riferimento da scegliere in sede europea, perché comunque sia, chiunque legga e ascolti e abbia solo il potere/diritto di dare o togliere un voto, immagina che di queste cose avreste dovuto parlarne prima. Lasciare a casa il candidato Marco Furfaro (SeL), con cui solidarizzo, e poi parlare di posizionamenti non compatibili di SeL fa ritenere, a chi legge, che si sia trattata di una scelta non discussa con la base, calata dall’alto. C’è chi parlava di verticismi a proposito del M5S ma qui mi pare che ci sia chi ha scelto dove sedere in parlamento europeo, Gue piuttosto che Pse, senza parlarne con chi in queste settimane ha fatto campagna elettorale, attaccato manifesti, diffuso volantini con un trittico di nomi che comprendeva anche quello di Spinelli, forse nella consapevolezza che avrebbe rinunciato al seggio.

Quello che è chiaro a chiunque, meno ai garanti, credo, è il fatto che della Lista Tsipras, a pochi giorni dopo le elezioni europee, non c’è più traccia. In rete circolano inviti precisi: ripartiamo da SeL, ripartiamo da noi, #iostoconMarco, basta con i testimonial, basta coi garanti e gli intellettuali prestati alla politica. Perciò, mi chiedo, i tre candidati che siederanno in parlamento europeo esattamente, oggi, chi rappresentano?