Siamo proprio sicuri che i ballottaggi amministrativi di domenica scorsa segnino una battuta d’arresto per la spinta propulsiva del Pd, che l’aveva portato a oltrepassare il 40% dei consensi lo scorso 25 maggio? O – piuttosto – confermino un trend che continua a non essere interpretato correttamente?

Infatti tutto diventa più chiaro e lineare alla luce di due assunti:

  1. le elezioni le ha vinte Matteo Renzi, non il Partito Democratico;
  2. il filo di continuità tra le due consultazioni – europea e ballottaggio amministrativo – è rappresentato dalla costante scelta anti-establishment.

Per dirla più semplicemente, uno sberleffo: l’espressione a mezzo voto dell’irrefrenabile insofferenza emotiva di massa riguardo a una politica farisea e le facce bige che la interpretano. Difatti le urne continentali hanno penalizzato tanto Popolari come Socialdemocratici. Il Pd si è salvato nascondendosi dietro la silhouette di Renzi nuovo-che-avanza; che usufruiva dell’effetto alone prodotto dalle retoriche rottamatrici e delle (ben studiate) baruffe (ad arte) con icone del “vecchio che indietreggia”, dalla Camuso & Co. al pubblico impiego.

Domenica non c’era il mascherone renziano a nascondere le mascherine piddine e gli elettori si sono immediatamente premurati di colpirli o defezionare. Idem per i berluscones, già declassati a insopportabili “rieccoli” la tornata precedente. Questa la spiegazione della mattanza di sindaci uscenti, mentre nell’aria risuonano le note della Marcia Funebre per la Seconda Repubblica.

Sicché il tema che ora appare interessante è quello relativo alla durata del velo protettivo che ancora protegge il premier. La cui tenuta sarà certamente messa a repentaglio da una gestione parolaia e inconcludente degli episodi di malapolitica esplosi a Milano, Venezia e Genova.

Difatti – per ora – la risposta a questi macroscopici punti di crisi scandalistici sembra ridursi a dichiarazioni roboanti (“cacciarli a calci nel sedere”) e gestualità scenografiche (la chiamata in campo dello sceriffo Raffaele Cantone contro il “Mucchio Selvaggio”, ma senza rifornirlo delle indispensabili colt). Staremo a vedere, ma non si sente parlare per ora di un qualsivoglia smantellamento delle tutele legali alla criminalità economica predisposte in età berlusconiana; a partire – ad esempio – dalla depenalizzazione del falso in bilancio.

Facile la previsione che la luna di miele con il “messia fiorentino del novismo” è destinata a interrompersi qualora risultasse in tutta evidenza quello che il chiacchiericcio riesce per ora ad occultare: l’operazione mimetica all’insegna del giovanilismo allo scopo di salvare una tribù politica vecchissima, a prescindere dal dato anagrafico. Al tempo stesso, esaurendosi l’effetto placebo, tornerà all’ordine del giorno nel quadro clinico italiano la patologica friabilità della presunta spina dorsale del contesto istituzionale rappresentativo: un Pd affetto dall’evidente osteoporosi che – in quanto asse portante – determinerebbe la messa a repentaglio della tenuta per l’intero sistema politico.

Eppure non è una bella notizia, visto che non sono in gestazione soluzioni di ricambio. E non lo saranno fino a quando i Cinquestelle resteranno prigionieri dell’infausta teoria, cara ai loro “signori del pensiero”, che la ricostruzione di un quadro politico decente dovrà essere preceduta da una catastrofe tipo estinzione dei dinosauri. Ammesso che tutto si svolga in questi termini, ci viene prospettato un interminabile medioevo della politica, tipo dopo catastrofe nucleare, che manderebbe in tilt persino le funzioni primarie della società. Incoscienza pura!

Può essere la trama di un film di science fiction del genere apocalittico, non un serio progetto politico. Molto meglio sarebbe apprendere i principi basici della democrazia competitiva; per cui il ruolo dell’opposizione è quello di sostituirsi alla maggioranza, accantonandone le politiche ma assicurando la continuità della funzione di governo.

Visto che l’intero quadro scricchiola e il popolo italiano non merita di andare a ramengo perché siamo governati da un istrione, cui si contrappone la visionarietà a fumetti di chi confonde la politica con i videogiochi.