Andare via o restare? Fra i tanti giovani italiani che se lo sono chiesto ci sono Marco e Andrea Nasuto, 24 e 22 anni, due fratelli di Manfredonia. Proiettati nel contesto internazionale in ambiti molto diversi, sono andati via dall’Italia la scorsa estate. Prima delle valigie e dei saluti, però, hanno voluto fare un omaggio alla loro terra: con un budget low cost (meno di 30 euro) e la collaborazione dei residenti locali, hanno girato Made of Limestone, un documentario sul Gargano. “L’idea è nata nella piena euforia post laurea, pensando alla partenza e nel contempo a quanto sia straordinario il posto dove siamo nati. Quanto puoi odiarlo, e quanto lo ami allo stesso tempo?”. 

Da questa riflessione è nato un piccolo gioiello di nostalgia preventiva: i ragazzi non erano ancora partiti ma nel documentario (meno di un mese di riprese) si sente già l’emozione di chi lascia il cuore nella propria terra. “Abbiamo intervistato amici, conoscenti, familiari. E alla fine abbiamo visto che c’è un filo comune che ci lega tutti: quella specie di timidezza nel descrivere la propria terra. Parlar male del proprio Paese è sempre facile, ma messi davanti alla scelta di restare o andarsene si inizia a pensare a ciò che è profondamente bello intorno a noi, e a quanto sia difficile rinunciarvi”.

Nel loro documentario, Andrea e Marco raccontano la bellezza e la dolcezza del Gargano, ma anche i suoi luoghi tristi, di sofferenza: la Enichem, per esempio, petrolchimico ormai chiuso che nel 1976 fu teatro di un incidente che causò una grave dispersione di arsenico. Diciassette operai morirono negli anni successivi per tumori “sospetti” ma non direttamente riconducibili alla vicenda, mentre la cronaca processuale racconta un’altra storia: tutti i dirigenti sono stati assolti nel 2011.“Il nostro non è un documentario d’inchiesta, ma abbiamo pensato fosse giusto raccontare questa vicenda, che è parte del nostro territorio. Quante Enichem ci sono in Italia? Quanti obbrobri edilizi si costruiscono solo in nome del profitto? Scempi e bellezze sono comuni da Nord a Sud”.

Dopo aver girato questo documentario, Marco e Andrea sono partiti con buona pace dei genitori. “Per loro è stata tosta, siamo partiti insieme. Inoltre è un sacrificio anche economico. Hanno scelto di fare questo investimento su di noi che, del resto, abbiamo mostrato di essere molto determinati”. Andrea è partito per il Canada, dove ha perfezionato il percorso in International Finance iniziato alla Bocconi, frequentando un master in Business Administration. Ha poi lavorato con una startup canadese ed ora si è trasferito a Milano, continuando ad occuparsi di start up, ambito che gli è caro e conosciuto (a 19 anni aveva già creato il suo primo progetto). “Ho iniziato a fare startup prima che diventasse cool fondarle. Oggi spesso sento colleghi chiedere immediatamente quanti soldi riceveranno a fine mese da un finanziamento, anziché focalizzarsi sulla crescita, e la cosa mi lascia perplesso. Per me e altri coraggiosi imprenditori lavorare e studiare in questo settore ed essere stato startupper è molto di più di uno stipendio. È una scelta di vita a 360 gradi. Questo rende la scelta più complessa, matura e anche sofferta perché devi rompere molti schemi mentali. Avendo avuto esperienza discreta di startup anche in Canada, posso assicurare che la percezione di startup come scelta di vita e non solo scelta lavorativa o economica è molto più sentita lì che in Italia”.

Marco invece è ancora a Manchester, Inghilterra, per il suo Master. “A 12 anni cercavo pericolosamente di costruire razzi, ma anziché volare, esplodevano. La passione per lo spazio mi ha sempre accompagnato, quindi mi sono laureato in ingegneria aerospaziale alla Sapienza di Roma con una tesi in collaborazione con l’astronauta Roberto Vettori. E’ stata una rivincita dopo un percorso universitario un po’ sofferto, e ora mi trovo molto bene nel sistema educativo inglese. Ho collaborato alla costruzione di un drone per tracciare la posizione dei lemuri del Madagascar, e ora sto finendo una tesi in meccanica orbitale”. Anche per Marco arriverà il momento di tornare in Italia, magari dopo qualche esperienza lavorativa all’estero: “Sono molto legato alla mia terra, e vorrei tornare per aiutare a cambiare le cose, un giorno”. Intanto Made of Limestone ha preso la sua strada, e i ragazzi vorrebbero proporlo a qualche festival. Nel frattempo, stanno già pensando al prossimo documentario.