Nadal – Djokovic, la finale del Roland Garros è questa, come nel 2012.

I primi due giocatori del seeding si giocano l’Open di Francia e il numero uno. Allo ”Chatrier” è il serbo che però deve strappare tutto a Nadal, detentore del torneo e numero 1 Atp. Fra loro è la settima finale Slam, sono pari sul tre a tre, sostanziale equilibrio anche nei confronti totali, 22 a 19 per lo spagnolo.  

Il primo set però è istinto, pesano i precedenti ma soprattutto i più recenti, 4 vittorie di fila nelle ultime sfide a favore di Djokovic. Pesa quella “prontezza” atletica che, tra i due, appartiene più al serbo che a un diesel come Rafa. Il break nell’ottavo gioco assegna il primo set.  Nel secondo, al terzo gioco, serve Rafa che dal 30 a 0 si fa riprendere. Sulla riga di fondo il solito “rito”: mutande-spallina sinistra-spallina destra, naso, capelli dietro l’orecchio sinistro ancora naso e capelli dietro orecchio destro. Dopo il settaggio, sul 30-30 si difende, con una seconda, dall’aggressività di Djokovic e ne esce con un lungolinea e poi chiude con una battuta al corpo, si salva. Sesto gioco, serve Nole con una seconda di sicurezza, poi scambi profondi con Nadal che prende il comando e sembra mettere all’angolo il serbo che insegue invano l’ennesima, profondissima palla che però, dice Pascal Maria ”l’arbitro sceso in terra”, è fuori. La palla break per lo spagnolo si ripresenta due scambi dopo e stavolta, non c’è arbitro che tenga, Nadal va sul 4 a 2 e sembra più presente, di fisico e di testa. Un game dopo il tennis conferma la sua natura di sport “diabolico”. Nadal colleziona un doppio fallo e tira lungo un dritto facile e rimette Nole in corsa per il set. Si procede regolari, o quasi, perché mentre tutti pensano ormai di assistere a un tie-break, Djokovic, invece di sfruttare il turno di battuta perde game e parte delle certezze che si era costruito sino a un secondo prima del break di Nadal che pareggia i conti: 7-5 e un set pari dopo un ora e 45 minuti. Nel terzo set sembra carburare il diesel Rafa che nel secondo gioco, mette alle corde Djokovic estenuandolo con lo scambio più lungo del match (22 colpi) che gli toglie la lucidità per la voleè successiva, chiusa in rete. Il break è servito e dal 2 a 0 Nole non si riprende più, nemmeno sgranare gli occhi e sospirare gli serve per darsi la carica anzi la rabbia scatta nel settimo gioco: dopo un passante di rovescio largo, schianta a terra la racchetta e conquista qualche fischio.

Nel game successivo il serbo sembra non raccapezzarsi più dopo aver provato alcuni affondi senza ottenere quel che voleva. Nadal va sul 5 a 2 ed già seduto alle prese con rituali sorsi e bottigliette Nole cerca a lungo con lo sguardo il suo angolo che somiglia più a quello di un pugile suonato.

Il terzo set si chiude con un altro break, 6 a 2 e partita capovolta. Nel quarto si attende solo “l’attimo fuggente” per Nadal. Puntualmente, al sesto gioco, in un attimo a Djokovic sfugge un rovescio e con esso un game decisivo. Il break point porta lo spagnolo avanti 4 a 2 ma a due passi dal trionfo più grande, anche il Re di Parigi esita, perde il servizio e dona ossigeno a Nole. Una ola del pubblico precede l’ultimo game che consegna il nono Trofeo dei Moschettieri a Rafael Nadal, mai nessuno ha dominato tanto un torneo Slam. Djokovic avversario degno ma davanti ha Nadal che ha solo un anno in più e dimostra di non voler mollare mai.

Il maiorchino stabilisce anche altri record: almeno un titolo slam per dieci anni di fila, cinque Roland Garros consecutivi e 14 in totale che gli permettono di affiancare Pete Sampras al secondo posto assoluto. Roger Federer, a 17 titoli, è avvertito perché una “ola” spagnola potrà travolgerlo nell’Olimpo del tennis.