“La ricostruzione della vicenda UnipolSai, così come presentata nelle dichiarazioni di un ex commissario Consob, non trova alcun riscontro nella realtà dei fatti, nell’attività di vigilanza degli uffici e negli atti della Commissione, assunti sempre nel pieno rispetto della legge e a tutela dell’interesse pubblico”. E’ quanto ha affermato giovedi sera in una nota la Consob, riferendosi alle dichiarazioni rilasciate dall’ex commissario Michele Pezzinga al procuratore di Milano Luigi Orsi che sta coordinando l’inchiesta sul dissesto del gruppo Ligresti. Che, secondo gli ultimi aggiornamenti di mercoledì 4 giugno, parlano del crollo in Borsa del titolo della holding Premafin e delle controllate FonSai e Milano Assicurazioni in seguito alle mosse del presidente della Commissione, Giuseppe Vegas nel gennaio 2012. Ma anche di una possibile fuga di notizie dall’interno della stessa Consob nel maggio dello stesso anno.

In precedenza, invece, era emersa l’accusa, sempre formulata da Pezzinga al pm milanese, secondo cui Vegas aveva ignorato le valutazioni dell’ufficio Analisi quantitative della stessa Commissione sul valore reale dei derivati in pancia al gruppo delle coop all’epoca della fusione con la Compagnia dei Ligresti. Alla quale il presidente della Consob aveva risposto in prima persona a mezzo stampa, difendendo il proprio comportamento nell’operazione UnipolSai, respingendo l’ipotesi di dimettersi “per gli attacchi di un ex commissario e un dipendente” e, al contrario, invitando a dimettersi “qualche dipendente che non lavora nell’interesse della Consob”, con un chiaro riferimento al responsabile dell’ufficio Analisi quantitative Marcello Minenna, autore della valutazione dei derivati sfavorevole a Unipol e non presa in considerazione dalla Consob al momento del via libera alla fusione con Fondiaria Sai.

L’asciutta nota della Consob è però arrivata poco dopo la pubblicazione da parte delle agenzie di stampa di nuovi dettagli circa l’operato della Commissione in occasione delle autorizzazioni all’operazione che ha fatto grande Unipol, tutelando i crediti di Mediobanca fortemente esposta verso entrambe le compagnie. Che peraltro rafforzano parte delle testimonianze di Pezzinga, il quale aveva parlato al procuratore anche di un mancato scambio di informazioni tra la Consob e la vigilanza delle assicurazioni, l’Ivass, al momento dell’ultimo via libera alla fusione da parte di quest’ultima nel 2013. Non senza tensioni tra i due organismi di vigilanza sfociate in una dura lettera che il numero uno dell’Ivass, Salvatore Rossi, ha inviato allo stesso Vegas.

“Esprimo rammarico per il fatto che la Consob non sia in grado di fornire, come più volte preannunciato, informazioni e valutazioni importanti per le decisioni che l’Ivass dovrà assumere, in tempo utile per poter essere considerate –  si legge nel testo datato 27 giugno 2013 e finito agli atti dell’inchiesta della procura milanese – Resto in attesa di conoscere quali potranno essere le ulteriori forme di collaborazione fra i nostri rispettivi uffici di cui si fa menzione nella sua richiamata lettera del 7 giugno”. Del resto era da febbraio 2013 che l’Ivass, che doveva autorizzare la fusione tra Unipol Assicurazioni, Fonsai, Premafin e Milano Assicurazioni, chiedeva alla Consob di farle pervenire i dati della sua analisi sul portafoglio di derivati Unipol, affidata all’Ufficio analisi quantitative, il cui valore era stato precedentemente messo in dubbio da un’analisi di Ernst & Young. Non avendo ottenuto risposta, il 25 luglio la vigilanza delle assicurazioni autorizzerà la fusione senza avere accesso ai risultati a cui era nel frattempo giunta la Consob.

Secondo Pezzinga già a giugno-luglio i risultati a cui era giunto l’ufficio di Minenna erano “altamente affidabili ai fini di una proiezione di quelli finali”, da cui si discosteranno solo per “pochi milioni di euro”. Vegas dal canto suo non volle dare questi risultati a Rossi perché, come scrisse in una lettera del 7 giugno, li giudicava “parziali” e privi di “un sufficiente grado di definizione“. Minenna, sentito anche lui in procura, aveva a sua volta definito “inefficace” il mandato ricevuto perché gli imponeva l’analisi di tutti i 358 derivati e non solo di quelli più grandi e critici, mentre Vegas ha imputato il ritardo all’ufficio di Minenna, che “ci mise un anno” per fare un’analisi completa, la sola che “poteva garantire l’affidabilità dei risultati”.

Per Pezzinga se l’analisi fosse arrivata all’Ivass prima del suo via libera finale alla fusione, la vigilanza avrebbe anche potuto imporre a Unipol il lancio di una costosa Offerta pubblica di acquisto, dalla quale la compagnia delle coop è stata esentata perché – secondo la lettura degli uffici della Consob – l’autorizzazione dell’Authority considerava la fusione “parte integrante” del piano di salvataggio di FonSai, iniziato l’anno prima un aumento di capitale da 1,1 miliardi. E così l’ex commissario, davanti al pm si è chiesto se l’Ivass avrebbe “confermato” il suo “giudizio sulle valenze della fusione” (cioè sulla sua idoneità a contribuire al salvataggio di FonSai), da cui dipendeva l’esenzione dall’Opa anche nel caso in cui “fossero emersi gravi problemi di correttezza dei bilanci di Unipol”. Ma c’è un altro punto che ha diviso l’ex commissario dagli uffici: a maggio 2012 la Consob aveva stabilito che Unipol avrebbe schivato l’Opa solo se l’Ivass avesse ritenuto la fusione “parte integrante” del salvataggio. Per Pezzinga e il suo collega Paolo Troiano l’esenzione richiedeva una conferma ufficiale della vigilanza delle assicurazioni, dal momento in cui – contrariamente a quanto ritenuto dagli uffici – nulla emergeva al riguardo dall’autorizzazione alla fusione. Nonostante le pressioni dei due commissari, però, la Consob non chiese alcun parere scritto all’Ivass.