Censura col botto. Così comincia il regno di Felipe VI in Spagna. La polemica esplosa sui social network riguarda il noto settimanale satirico El Jueves (Il Giovedì) che, nonostante il nome, arriva puntuale nelle edicole spagnole di mercoledì. Tranne questa settimana. Dopo l’annuncio dell’abdicazione di Re Juan Carlos I, lo stesso periodico aveva deciso di ritardare di un giorno l’uscita, mettendo al corrente i lettori attraverso le reti sociali di un doveroso cambio di copertina. Così lunedì sera, tra le 21 e le 22, sulla pagina ufficiale di Facebook, El Jueves ha pubblicato la nuova copertina, tutta dedicata alla notizia più importante della storia spagnola: nella vignetta satirica Re Juan Carlos consegna una corona piena zeppa di maleodoranti escrementi al figlio Felipe, in ginocchio e con sguardo impaurito (nella foto, a destra). Copertina che poco dopo è stata rimossa. Giovedì gli spagnoli che hanno comprato El Juves si sono ritrovati una così copertina completamente diversa: una caricatura di Pablo Iglesias, il leader del nuovissimo partito Podemos, che alle ultime elezioni europee ha conquistato 1,2 milioni di voti e 5 seggi a Strasburgo (nella foto, a sinistra).

Poco dopo è scoppiata la polemica: Albert Monteys, uno dei veterani del settimanale ed ex direttore fino al 2011, ha annunciato le sue dimissioni sul suo account Twitter. Di seguito anche il vignettista Manuel Fontdevila, autore della copertina censurata (anche lui ex direttore e vent’anni di carriera dentro la redazione della rivista catalana) ha detto di aver sbattuto la porta della redazione. Ai due, qualche ora dopo, si sono aggiunti il disegnatore Bernardo Vergara e lo scrittore Isaac Rosa che ha twittato: “Fatemi posto, vado via con voi. Che schifo che vincano sempre i cattivi”. Sono una decina i giornalisti che hanno annunciato le dimissioni.

Il punto è che la censura pare sia arrivata direttamente dalla Casa Real, tramite la proprietaria del magazine, la Rba Editores di Barcellona, colosso spagnolo dell’editoria, presente in 46 Paesi. La direttrice Mayte Quílez , sul cui account Twitter è ancora ben visibile la copertina incriminata, ha risoposto sui social:  “No he dicho nada, no tengo palabras y no puedo parar de llorar por El Jueves, en la que llevo más de 37 años, y por todo lo que significa (Non ho detto niente, non ho parole e non posso smettere di piangere per El Jueves, dove lavoro da 37 anni, per tutto quello che significa, ndr)”. Secondo una portavoce ufficiale della direzione, si sarebbe trattato solo di un imprevisto: deficit di tempo. Ma tant’è. Due quotidiani iberici, El Diario ed El Confidecial, che citano fonti interne alla redazione de El Jueves, raccontano che sarebbero state distrutte 60 mila copie, già pronte per la distribuzione, tutte con la censurata copertina sull’abdicazione.

Frattanto il magazine mantiene il silenzio anche con i suoi lettori che, sulle reti sociali hanno chiesto spiegazioni in merito alla spinosa vicenda. Solo l’autore della famigerata vignetta reale ha rilasciato una dichiarazione chiara e tonda ai media: “C’era una copertina consegnata che non è quella che è stata pubblicata. Aspetto ancora una spiegazione”. Lo stesso Fontdevila, tra l’altro, era stato co-autore di un’altra copertina, nel luglio 2007, che aveva infastidito parecchio il Palazzo de la Zarzuelas (questa ritirata dalle edicole poche ore dopo): nel disegno comparivano il principe Felipe e la moglie Letizia in posizione osé. La Casa Real aveva sporto denuncia e il giudice aveva ordinato agli autori della vignetta di risarcire la Corona iberica con una multa di 3 mila euro. L’ex direttore Albert Monteys ha poi aggiunto: “La cosa incredibile è che la proprietà ci ha comunicato che non sarebbe potuta uscire una copertina sul Re, dicendo che non era così importante”.

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