Pio La Torre, deputato e dirigente comunista, fu ammazzato dalla mafia il 24 maggio del 1982, con lui perse la vita anche Rosario Di Salvo, fedele compagno di tante battaglie. La Torre fu ammazzato per il suo impegno contro le mafie, per i diritti dei lavoratori. Tra le sue ultime campagne quella contro le nuove installazioni militari a Comiso e la instancabile denuncia contro l’intreccio tra politica e mafia che tentava di mettere le mani sugli appalti e sul controllo dei terreni utili per la realizzazione degli impianti e delle infrastrutture necessarie.

Questa denuncia fu tra le cause del suo assassinio. Per rendergli omaggio il Comune di Comiso aveva deciso di intitolargli lo scalo militare.
Qualche anno dopo un sindaco forzista e i suoi sodali decisero che quel nome era troppo ingombrante, forse nel loro Pantheon avevano i Mangano o i Dell’Utri, e così quella targa fu levata.

All’oltraggio risposero migliaia e migliaia di cittadine e di cittadini, scesero in piazza, protestarono, raccolsero firme, scrissero alle Autorità istituzionali.
La loro indignazione, almeno per questa volta, ha pagato e il prossimo 7 giugno la nuova amministrazione di Comiso, di centro sinistra, procederà a riportare “A casa” Pio La Torre e a rimettere quella targa vergognosamente divelta.

Tra coloro che parteciparono alle iniziative di quei giorni, non pochi erano anche i lettori di questo blog, a tutti loro ci sembra giusto e doveroso trasmettere la lettera che Franco La Torre, il figlio di Pio, ha inviato al sito di Articolo21.