Un mix di gioventù ed esperienza, tradizione e tecnologia. Così l’Inghilterra arriva ai Mondiali di Brasile 2014, con la speranza di tornare fra le prime quattro al mondo (risultato che manca dal 1990). Ed il timore di restare vittima illustre di un girone oggettivamente pericoloso: Italia e Uruguay fanno tanta paura. Roy Hodgson, vecchia conoscenza della nostra Serie A, ha ereditato nel 2012 una squadra che non ha fatto con Fabio Capello il salto di qualità che la Football Association si attendeva. C’era già lui in Polonia e Ucraina due estati fa, quando gli inglesi persero ai quarti di finale degli Europei proprio contro l’Italia, ai rigori, dopo essere però stati dominati in lungo e in largo per 180 minuti.

Oggi la sfida si ripete. Ma se l’Italia, dopo aver tanto sperimentato, si ripresenterà con la coppia CassanoBalotelli, l’Inghilterra da allora è molto cambiata. Nella lista dei 23 il ct ha lasciato ampio spazio alla spinta emergente dell’ultima Premier League. Emblematica la scelta che più ha fatto discutere fra quelle del taglio finale: come terzino sinistro fuori Ashley Cole, 33 anni, colonna del Chelsea e della nazionale con 107 presenze dal 2001, dentro Luke Shaw, talento emergente del Southampton, classe ’95 e appena un cap alle spalle. Le altre novità sono Adam Lallana (sempre del Southampton), Ross Barkley dell’Everton e Raheem Sterling del Liverpool: giovani centrocampisti offensivi, prototipi di un nuovo modello di calciatore che poco ha a che fare con la tradizione muscolare e rigida dell’Inghilterra. Si aggiungono ai vari Wilshere, Oxlade-Chamberlain, Sturridge e Wellbeck che nonostante la giovane età sono ormai abituati a vestire la maglia della nazionale.

Nonostante questa ventata di freschezza, però, le chance degli inglesi dipendono anche e soprattutto dal recupero dei grandi “vecchi”. Perché nessuno dei ragazzini terribili ha ancora la classe e lo spessore di Frank Lampard, Steven Gerrard e Wayne Rooney. Tutti e tre, però, attraversano un momento difficile. Lampard ha appena dato l’addio all’amato Chelsea, per cui aveva giocato nelle ultime tredici stagioni; un colpo duro da assorbire, per una delle ultime bandiere del calcio mondiale. Gerrard ha visto sfumare nel finale di campionato il sogno di riportare la Premier a Liverpool, anche a causa di un suo errore clamoroso nel big match casalingo contro il Chelsea. E Rooney è stato travolto dalla disastrosa stagione del Manchester United. A Hodgson il compito di rivitalizzarli.

E di trovare la quadratura del cerchio per la difesa, che – dopo l’addio alla nazionale di John Terry – ancora non ha trovato un compagno di reparto all’altezza di Gary Cahill. Per farlo, il ct britannico avrà però a disposizione un’arma segreta: un centro informatico all’avanguardia che analizzerà tutti i numeri di tutte le 64 partite del torneo. In un mondiale che si giocherà in condizioni climatiche molto differenti da quelle europee, la condizione fisica potrebbe fare la differenza. Il ct azzurro Prandelli ribadisce da settimane l’importanza dei test atletici e di avere a disposizione degli atleti in piena forma. La Football Association punta sulla tecnologia per studiare scientificamente le prestazioni di squadre e giocatori, e fornire allo staff tecnico indicazioni su come schierare la squadra e dove colpire gli avversari. Hodgson è da sempre un conservatore, per tattica e metodologia di gioco. Ma vista l’importanza della posta in palio, ha deciso di abbinare ai suoi sistemi tradizionali l’apporto dell’innovazione informatica. Un po’ come i giovani affiancheranno i senatori in campo. Sperando che basti per superare il girone più duro del torneo, e riportare l’Inghilterra in cima al mondo.

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